sabato 31 gennaio 2009

Recep Tayyip ERDOGAN Omini de importu mannu, uomo di grande prestigio e dal comportamento umile e dai giusti modi, schietto nel suo intercalare e comunque moderato e leale.

Un uomo che ha saputo cantargliele a quegli assassini degli Israeliani, che hanno massacrato bambini donne vecchi e chiunque si trovasse per strada in un giorno di sabato un qualunque giorno dell'anno, fino a quando non hanno attaccato e ucciso,massacrato un popolo inerme e disarmato, pacifico come un gregge di pecore, ma , come fanno i più beceri banditi fuorilegge e vigliacchi, hanno usato a loro potenza militare senza badare.

"Israele ha perduto la guerra?", si domanda ansioso Shlomo Sand, noto storico israeliano. Militarmente, come sempre, ha vinto contro un popolo disarmato, massacrando in maggioranza donne e bambini. Ma, nonostante la mobilitazione dei suoi servi e maggiordomi occidentali, non riesce a vincere la guerra dei media, non riesce a sopprimere la verità. Ed è una novità assoluta.

ERDOGAN - Obbedienti, i nostri liberi media hanno taciuto in coro lo scontro fra il premier turco ERDOGAN e il presidente israeliano Shimon PERES, avvenuto al Forum di Davos. Invano: la notizia dilaga sul web, rivelando – ancor prima della posizione coraggiosa del governo turco – il livello di menzogna dei nostri giornali e tv. Solo RAI NEWS24 ne ha dato notizia ieri notte, mostrando l'immagine di ERDOGAN che dopo aver criticato PERES s'è alzato ed ha abbandonato lo scenario del dibattito a DAVOS.

A Shimon Peres, nel dibattito, era stato consentito di ripetere le solite menzogne, accolte da applausi servili: Giuda ha il diritto di difendersi, bla bla bla. Poi Peres, alzando la voce e indicando col dito ERDOGAN, gli ha chiesto retoricamente cosa farebbe lui, se ogni notte su Istanbul fossero tirati dei missili.

"Quanto ad ammazzare, voi sapete ammazzare molto bene!", è saltato sù Erdogan. Al moderatore che stava per chiudere soddisfatto ("Siamo già in ritardo...") ha gridato: "Un attimo!". Moderatore: Beh, presidente, sa... ERDOGAN: Un attimo, un attimo! No, un attimo! Moderatore: Ok, ma non più di un minuto.

ERDOGAN: Signor Peres, lei è molto più anziano di me. La sua voce è più alta della mia.. Capisco che lei parla a voce così alta perchè lo richiede il senso di colpa. Io non parlerò a voce così alta. Quanto a ammazzare, sapete ammazzare molto bene. Sono ben al corrente che avete ammazzato bambini sulle spiagge (di Gaza). Due ex primi ministri del suo Paese mi hanno detto cose importanti... Avete dei primi ministri che dicono: "Quando io entro in Palestina con il carro armato, mi sento veramente felice". Posso darvi i nomi, se qualcuno li chiede. Io condanno anche chi applaude questa ferocia nella persecuzione. Perchè acclamare questi assassini che hanno ammazzato quei bambini, che hanno massacrato quella gente è, ritengo, un altro crimine contro l’umanità. Qui non si può nascondere la verità. Ho un sacco di appunti, non ho la possibilità di risponderle a tutto... Ma dico solo due cose.

Moderatore: Scusi, primo ministro, ma non possiamo riaprire il dibattito adesso.

ERDOGAN: Pardon, pardon, anzitutto non mi interrompa! La Bibbia dice nel sesto (5°) comandamento: Non uccidere! e qui, sono omicidi. Secondo, cosa molto interessante: Gilad Atzmon, dice: la barbarie israeliana supera di molto anche la crudeltà ordinaria. Avi Shlaim, un professore di Oxford che ha fatto il servizio militare in Israele, ha detto al Guardian...

Moderatore: Primo ministro, primo ministro! Voglio chiedere al nostro ospite...(si appresta a ridare la parola a PERES).

ERDOGAN: .... "Israele è diventato uno Stato di banditi fuorilegge. (Al moderatore): Grazie tante anche a lei, Da questo momento, per quel che mi riguarda, Davos è finita. Non torno. Lo so come va’! Non ci lasciate parlare. mentre Lui (Peres) ha parlato 25 minuti, a me ne avete dati 12".

Ed ha lasciato il dibattito, a cui partecipavano come pecore anche il segretario dell’ONU Ban Ki Moon e il capo della Lega Araba, Amr Moussa.

Tornato in patria, ERDOGAN è stato accolto all’aeroporto di Ankara come un eroe da decine di migliaia di turchi; risuonava lo slogan "ERDOGAN, la Turchia è fiera di te!". Ad accogliere il premier, lo stesso presidente della repubblica turca, Abdullah Gul.

RAI NEWS24 ieri notte ha anche riportato anche la notizia diffusa dai portavoce israeliani sulla compra-vendita dei droni Israeliani da parte dei Turchi come se lo scontro tra ERDOGAN e PERES a DAVOS no fosse che una cosa normale che non intacca la relazione fra i due Stati.

Hanno un bel dire: non si è mai visto un incidente diplomatico di questa gravità e tono. In qualche modo, ERDOGAN ha rotto l’incanto della "hasbara" (la disinformazione israeliana), ha pronunciato – come primo ministro di un paese di 63 milioni di abitanti, membro della NATO e con un potente esercito – parole-tabù: "Assassini", criminali contro l’umanità.

RIDARE LA TERRA AI LEGITTIMI PROPRIETARI I PALESTINESI!
ISRAEL=CAIN
PALESTINE=ABDEL

SA DEFENZA SOTZIALI
SA DEFENZA SOTZIALI SOLIDARITZADA CUN SU MOVIMENTU ANTIMILITARISTA NO DAL MOLIN ET RIVENDICADA SA DESTRUTZIONE DAE SAS BASES MILITARI DAE OCUPATZIONE ITALIOTAS IN SARDINYA!

Poche ore fa centinaia di donne e uomini di ogni età sono entrati all'interno dell'aeroporto Dal Molin occupando alcune palazzine.

L'ingresso all'interno dell'area nella quale gli statunitensi vorrebbero realizzare la nuova installazione è la risposta di quanti si oppongono al progetto all'annuncio dell'imminente avvio dei cantieri.

Lo scorso 5 ottobre, attraverso la consultazione popolare, i partecipanti al voto hanno deciso a larga maggioranza che quel territorio deve essere destinato a usi civili; perseverare nel voler realizzare il progetto significa calpestare la democrazia. Un progetto, tralatro, illegittimo e illegale, perché i proponenti si sono rifiutati di accettare la redazione di una rigorosa valutazione di impatto ambientale, strumento di tutela della salute e del territorio imprescindibile.

L'occupazione proseguirà ad oltranza. Invitiamo tutti coloro che si oppongono alla base a raggiungerci in via S. Antonino; abbiamo rimosso il filo spinato, l'ingresso è libero e, finalmente, questo grande prato verde è parte integrante della città del Palladio.

Il futuro è nelle nostre mani: fermarli tocca a noi. No Dal Molin!

No al Dal Molin!


Parallelamente Noi Sardi che solidariziamo con gli occupanti Veneti, rivendichiamo la chiusura del Poligono Militare Interforze di Perdasdefogu, dove ieri è arrivato il Ministro italo-sion(naz)ista La Russa a mettere un ulteriore capestro italiota, l'occupazione permanente e addiritura l'ampliamento dell'area militare suddetta, con la complicità dei Deputati e Senatori PD Italiani "Sardi", nel nostro territorio nazionale di Sardegna.

Nell' altopiano del Salto di Quirra, un’immensa area selvaggia divisa fra i territori di Perdasdefogu (provincia di Nuoro, a nord), Villaputzu e, in piccola parte, San Vito, è installato il poligono sperimentale più grande d'Europa. Ogni sorta di ordigno distruttivo (incluse armi non convenzionali) viene testato in questa estesa zona militarizzata - affittata persino ad aziende private note - che comprende qualche piccolo paesino abitato da gente semplice e pastori ormai da tempo abituati ad ogni genere di "effetto speciale". Da alcuni anni, di pari passo all'avanzamento della tecnologia bellica, gli abitanti adiacenti alla zona operativa, i militari impiegati nelle basi, persone di ogni estrazione, anche di giovane età, hanno cominciato a soffrire di gravi patologie, fino a produrre in poco tempo un vistoso incremento del tasso di incidenza tumorale locale. Il timore si è diffuso tra le persone della zona che, spesso nell'ignoranza delle reali correlazioni tra armamenti e malattia, non hanno potuto fare altro che tentare di spargere la voce dando luogo a un generale sconforto e al graduale spopolamento del territorio.
Il termine Sindrome di Quirra, coniato per definire la moltitudine di "coincidenze nefaste" riconducibili all'utilizzo dell'omonimo poligono, è troppo delicato per descrivere le terribili esperienze vissute dagli abitanti di quelle terre, avvelenati dai residuati bellici, ma anche dal dolore dell'impotenza. Ricercatori indipendenti, medici e alcuni istituti si sono interessati al caso ipotizzando come causa di tali effetti, la diffusione di impianti radar, metalli pesanti e nanoparticelle nell'ambiente. Questo è il tipo di inquinamento rilasciato dalle sofisticate armi di oggi (e dai relativi sistemi di supporto) che, rispetto a quelle di qualche decennio fa, producono effetti devastanti anche dopo la detonazione. Basti pensare al largo utilizzo di munizioni all'uranio impoverito che è stato al centro di infinite polemiche dalla Guarra del Golfo ai giorni nostri. Polemiche fatte, per lo più, dalla gente comune, ignara dei materiali e delle tecnologie impiegate in tali operazioni, ma ben consapevole degli effetti subiti.
Insomma, ordigni sperimentali testati anche sulle persone la cui salute, a quanto pare, quando si tratta di "difesa", passa sempre in secondo piano. Quando ci sono in ballo certi interessi, ormai si sa, eventuali effetti negativi vengono considerati solo come potenziali "danni collaterali". Durante le esercitazioni vengono proibiti gli accessi ad alcune aree che dopo poco vengono ricondivise, senza alcuno scrupolo, con le comunità locali di pastori. Così anche per le zone di mare dove per brevi periodi viene detto di non pescare. Come se metalli o sostanze chimiche tossiche si neutralizzassero nell'ecosistema in tempi celeri, piuttosto che in interi decenni come dimostrato da numerose ricerche. Attualmente sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo sotto vincolo di servitù militare.
Deformità fetali negli esseri umani e negli animali, contaminazione del terreno e delle falde acquifere, tasso di mortalità alle stelle e puro terrore sono, ora più che mai, le caratteristiche di questa porzione di Sardegna, regione dall'incredibile bellezza ma, paradossalmente, anche teatro di inconcepibili scelleratezze!

A FORA SAS BASES MILITARIS ITALIOTAS!
A FORAS SOS ITALIANOS CULUNIALISTAS!
DISTRUERE SOS PLANUS MILITARES ITALIOTAS ET NATO DAE OCUPATZIONI MILITARE SINE DIE, DAE SA NATZIONE SARDA!

FOGU A SUTA E BENTU IN PUPA DE SAS BASES!

MOVIMENTU SA DEFENZA SOTZIALI

venerdì 30 gennaio 2009

AUTORI: Gilles DEVERS
Tradutzioni dae Manuela Vittorelli

Per molto tempo ho creduto che Israele non fosse uno Stato come gli altri. Oggi osservo con dolore che per i dirigenti di Israele il crimine di guerra è una scelta politica.

La Storia lo testimonia. Dopo l'Olocausto, come poteva la comunità internazionale non fare di tutto per permettere al popolo scampato al nazismo di continuare a esistere? Decisione incontestabile, ma una fondamentale ingiustizia per i palestinesi. “I palestinesi”? Soprattuto coloro a cui fu detto “Questa non è più casa tua. Non è più casa tua perché le Nazioni Unite hanno deciso che la terra dei tuoi avi non è più la tua terra”. E le Nazioni Unite hanno deciso così perché la comunità internazionale, durante la conferenza di Evian del 1939, aveva chiuso la porta dell'umanità alla comunità ebraica, precipitandola nell'inferno nazista. L'Occidente voleva rimediare alla propria colpa. Una colpa ripagata a spese dei palestinesi, ai quali non può essere mosso il minimo rimprovero. Sì, uno solo: quello di trovarsi dove non dovevano essere.

Equazione impossibile? Nel 2009 non è più un problema. Perché sono passati 63 anni. Nel 2009 niente giustifica che Israele, potenza economica e militare, utilizzi la forza armata per costruire il proprio avvenire. Israele può continuare le sue guerre. Israele può continuare a proibire ai partiti arabi di presentarsi alle elezioni. Israele può fare tutto quello che vuole con la sua forza militare. Ma Israele soccomberà alla legge, che è più forte di lui. Perché di fronte all'intelligenza del mondo è il giusto a essere il più forte.

Non ci si inganni. Ci sono state altre guerre e ce ne saranno altre, con i loro orrori. Ma l'aggressione di Israele contro Gaza del dicembre del 2008 segna un ribaltamento nella Storia.

Cos'è Gaza? Gaza è parte di un territorio al quale la comunità internazionale, per codardia, non ha mai saputo imporre la qualità di Stato. Una popolazione isolata su un territorio di 10 chilometri per 30, indebolita dall'assedio, senza possibilità di fuga. Ormai, quando Israele vuole vincere una guerra, attacca dei civili... Fine di un sistema. Non dimenticate mai il primo giorno: 200 morti. Morti perché? Perché camminavano per la strada, perché andavano a fare la spesa, perché erano dei bambini che tornavano da scuola.

E qual è il governo che ha scatenato la guerra del 27 dicembre 2008? Un primo ministro dimissionario dal settembre del 2008 per corruzione e i due principali ministri del suo governo – quello degli Esteri e quello della Difesa – politicamente così in disaccordo da non essere riusciti a formare una coalizione. È un potere senza testa quello che ha intrapreso questa guerra. La mattina decide i bombardamenti dei civili; la sera si riunisce. Una cosa inaudita! Il risultato è questo: Ban Ki Moon ha denunciato la sproporzione dell'attacco e chiede oggi che si svolga un'inchiesta approfondita perché Israele renda conto delle sue azioni. Tutte le grandi organizzazioni intergovernative e le ONG denunciano questi crimini di guerra.

Per molto tempo, nell'udire la parola Israele, ho visualizzato come immagine di sfondo i campi di concentramento e di sterminio. Il crimine commesso nella culla della cultura. Oggi vedo ancora i campi, ma Israele è altrove.

Il futuro appartiene agli uomini che sanno costruire la pace. Ebbene, oggi la pace si chiama rispetto del diritto. Su cosa si fondano oggi i diritti dell'uomo? Sull'analisi del 1945 come risposta ai crimini nazisti, ancora oggi attuale. Le basi del diritto umano affondano le radici nei crimini nazisti. Tutto parte da lì. Dalla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo del 1948 alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo passando per i molteplici sistemi nazionali, il diritto della civiltà ha posto come base che nessun uomo può essere colpito per la sola ragione di essere chi non deve.

Israele può cominciare a tremare. Tremare perché, lontano dalle bombe, si è messa in moto la giustizia che lo giudicherà. Israele potrà ancora mostrare i muscoli dei suoi elicotteri e dei suoi carri armati. Ma un giorno – tra cinque, dieci o trent'anni – si renderà omaggio al popolo palestinese perché ha saputo ritrovare, attingendo alle profondità di ciò che ci rende uomini, il concetto stesso di diritti umani.

Per il semplice fatto di esistere, senza che alcuno sia in grado di esprimere il minimo giudizio sulla qualità della mia vita, ho diritto a quell'insieme che costituisce la dimensione umana e che si chiama libertà. Per il semplice fatto di essere nato qui, tra Rafah e Gaza, o di essere nato altrove e che i cannoni dei carri armati mi abbiano assegnato la residenza qui, quando la terra non è più mia e l'acqua mi viene rubata, io rimango. Guardami negli occhi, Israele, è un essere umano che ti guarda. Ascolta quello che ti dico, Israele, perché senza il linguaggio siamo destinati a morire. Esci dalla prigione della tua violenza, e vieni ad assaporare la forza della libertà. Da sessant'anni cerchi con la forza di rinchiudermi in una prigione. I muri spezzano la mia vita, ma sei tu che ti sei trasformato in prigioniero. Prigioniero delle certezze che ti impediscono di vedere il mondo. La vera libertà si inventa a Gaza, quando tu hai distrutto tutto. Questa madre disperata, che ha perduto la famiglia e la casa e ora siede sulle macerie a implorare Dio, dice tutto della forza umana, mentre i tuoi miserabili carri armati firmano la fine di un'epopea folle.

La saggezza araba ci dice che la sventura assoluta non esiste. A Gaza, degli esseri umani sono stati uccisi perché erano palestinesi. Accusati e condannati in quanto palestinesi. Oggi chi può immaginare che il crimine paghi? Chi può pensare che Israele porterà in paradiso i bambini che ha assassinato a Gaza? Sarà la giustizia umana a ristabilire l'ordine, e a restituire ai palestinesi il posto che meritano nella Storia.


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Originale: Ce que l'humanité doit aux palestiniens
http://www.tlaxcala.es

mercoledì 28 gennaio 2009

dae Ana Echevenguá [1]

Nell’attuale guerra di Israele a Gaza, perchè i media sensazionalisti non parlano dell’acqua, una delle cause più importanti dei conflitti in Medio Oriente?
Medio Oriente... una regione dove l’acqua vale più del petrolio... E sempre ci fanno credere che le guerre si fanno per la conquista delle riserve del petrolio.
E la conquista delle riserve di acqua? Nel 1997, l’allora vice-direttore generale dell’UNESCO, Adnan Badran, nel seminario “Acque transfrontaliere: fonte di pace e guerra” (dove si dibattè sulle acque del Mar Aral, del Fiume Giordano e del Nilo...) disse che “l’acqua sostituirà il petrolio come principale fonte dei conflitti nel mondo”.
Israele ha seri problemi com le risorse idriche, ma detiene il controllo dell’acqua, sia della sua che di quella della Palestina. Oltre a limitare l’uso dell’acqua, lotta per espandere il suo territorio per ottenere il controllo dell’accesso a questa risorsa naturale . E’ “padrone” delle:
acque superficiali: bacino del fiume Giordano (compreso l’alto Giordano e i suoi affluenti), il mare di Galilea, il fiume Yarmuk e il basso Giordano;
acque sotterranee: i 2 grandi sistemi di acquiferi: l’acquifero della Montagna (totalmente sotto il suolo della Cisgiordania, com una piccola porzione sotto lo Stato di Israele), l’acquífero di Basin e l’acquifero Costiero che si estende per quasi tutta la fascia litoranea israeliana fino a Gaza.
Queste acque sono ‘transfrontaliere’, sono risorse naturali condivise. Secondo una recente mappatura dell’UNESCO, il 96% delle riserve di acqua dolce mondiale sono in acquiferi sotterranei, condivisi da almeno due paesi.
Ci sono regole internazionali per l’uso di queste acque, alcune delle quali obbligano Israele a fornire acqua potabile ai palestinesi.
Ma Israele non condivide l’acqua; queste regole internazionali non prevedono coazione o coercizione; sono lettera morta. Il Tribunale Internazionale di Giustizia finora ha condannato solo uno di questi casi correlato ad acque internazionali.
La strategia di Israele é un’altra. Nel 1990, il giornale Jerusalém Post pubblicò che “é diffícile concepire qualsiasi soluzione política coesistente con la sopravvivenza di Israele che non contempli un completo e continuo controllo israeliano dell’acqua e del sistema fognario, e dell’infrastruttura associata, compresa la distribuzione, la rete di strade, essenziale per la sua operatività, manutenzione e accessibilità” [2]. Parole del Ministro dell’Agricoltura israeliano sulla necessità di Israele di controllare l’uso delle risorse idriche della Cisgiordania tramite l’occupazione di quel territorio.
L’Accordo di pace di Oslo del 1993, ad esempio, prevedeva che i palestinesi avessero maggior controllo e accesso all’acqua della regione.
In quell’epoca, secondo il professore della Hebrew University, Haim Gvirtzman, dei 600 milioni di metri cubi di acqua prelevati annualmente dalle fonti della Giudea e Samaria, gli israeliani ne usavano quasi 500 milioni, soddisfando circa un terzo delle proprie necessità idriche. Secondo il Professore, questo ha generato un ‘diritto acquisito sull’acqua’. Interrogato sull’accesso dei palestinesi all’acqua, il professor rispose che “Israele deve preoccuparsi solamente in misura minima della vita palestinese, nulla di più, il che significa fornitura di acqua solo per le loro necessità urbane, cioè circa cinquanta/cento milioni di metri cubi all’anno. Israele é capace di sopportare questa perdita. Pertanto, non dobbiamo permettere che i palestinesi sviluppino qualsiasi attività agricola, perchè tale sviluppo porterebbe danno a Israele. Certamente, non permetteremo mai ai palestinesi di fornirsi delle necessità idriche della Fascia di Gaza tramite l’acquifero Montano. Se purificare l’acqua del mare è una soluzione realistica, allora lasciamo che lo facciano per le necessità dei residenti della Fascia di Gaza” [3].
E nella Guerra per l’Acqua tutto vale: gli israeliani bombardano cisterne di acqua, grandi o piccole (molte volte poste sui tetti delle case), confiscano le pompe d’acqua, distruggono pozzi, proibiscono di cercare nuovi pozzi e nuove fonti di acqua (la Cisgiordania, nel 2003, contava su circa 250 fonti illegali e la Fascia di Gaza, su più di 2 mila). Israele irriga il 50% delle terre coltivate, ma l’agricoltura in Palestina esige una previa autorizzazione.
sighit>
Paul Craig Roberts
Dove in princìpi vanno a morire

"La prova è lì sul tavolo e non c'è modo di ignorare il fatto che si trattasse di tortura."
Queste le parole di Manfred Nowak, ufficiale ONU incaricato dalla Commissione sui Diritti Umani di esaminare i casi di tortura.

Nowak ha concluso che il Presidente Obama è legalmente obbligato ad incriminare l'ex Presidente George W. Bush e l'ex Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld.

Se la squadra di banchieri criminali del Presidente Obama stermina quello che rimane dell'economia USA, Obama, per spostare l'attenzione pubblica dai propri fallimenti e dalle crescenti difficoltà americane, potrebbe riconoscere i propri doveri ed incriminare Bush e Rumsfeld.

Per ora però, la domanda interessante è : perchè il sistema militare USA ha dovuto inchinarsi ad ordini illegali?

Nel numero di dicembre 2008 di CounterPunch, Alexander Cockburn, nel suo articolo su un inglorioso capitolo della storia della Harvard Law School, fornisce la risposta. Due fratelli, Jonathan e David Lubell, entrambi studenti di legge di Harvard, erano politicamente attivi contro la guerra di Korea. Erano i tempi di McCarthy, ed i due fratelli furono citati a giudizio. Rifiutarono di cooperare sulla base che la citazione fosse una violazione del Primo Emendamento.
La Harvard Law School iniziò subito ad esercitare pressione sugli studenti perchè cooperassero con il Congresso. Gli altri studenti li fecero oggetto di ostracismo. Le pressioni del Decano della Facoltà si trasformarono in minacce. Benchè i fratelli Lubell si laureassero magna cum laude, non comparvero sulla Harvard Law Review. La loro borsa di studio fu ritirata e la maggioranza dei membri della facoltà di legge di Harvard votò per la loro espulsione ( che richiedeva i due terzi dei voti ).

Perchè la Harvard Law School ha bistrattato due suoi studenti meritevoli che avevano difeso la Costituzione ? Cockburn conclude che la facoltà di legge di Harvard aveva sacrificato i principi costituzionali per non giocarsi il proprio avanzamento comportandosi in modo non gradito al governo ( ed ai benefattori ).

Tutti i giorni vediamo simili atti di codardia. Recentemente c'è stato il caso di Norman Finkelstein, studioso di cose Ebree e critico di Israele, il cui incarico a ruolo è stato bloccato dalla codardia del presidente della DePaul University, un uomo spaventato dal dover difendere la sua facoltà contro la Lobby di Israele, lobby che ha imposto con successo, in una università Cattolica, il principio che nessun critico di Israele possa ricevervi un incarico accademico.

Lo stesso calcolo della propria convenienza fa sì che i giornalisti americani siano dei "compari" della propaganda israelita ed americana e del congresso USA nell'appoggiare quei crimini di guerra di Israele, che tutto il resto del mondo condanna.

Quando rappresentanti ufficiali dell'esercito USA hanno visto che la politica della tortura discendeva dai vertici, hanno capito che fare la cosa giusta sarebbe costata loro la carriera e si sono dati meno da fare. Uno che non lo ha fatto è stato il General Maggiore Antonio Taguba. Invece di soffocare lo scandalo delle torture nella prigione di Abu Ghraib, il Generale Taguba ha scritto una onesta relazione che però ha messo fine alla sua carriera.

Nonostante una politica che protegge gli informatori, è sempre l'informatore, non chi sbaglia, che ne paga le conseguenze. Quando alla fine divenne di dominio pubblico che il regime Bush stava commettendo reati secondo la legge USA usando l'NSA per spiare gli Americani, il Dipartimento della Giustizia ( sic ), perseguì l'informatore. Nulla fu fatto contro i colpevoli.

Eppure sia Bush che il Dipartimento della Giustizia ( sic ) continuano a sostenere che "siamo una nazione di legalità."

Il regime Bush era un regime senza legge. Ciò rende difficile per il regime Obama essere un regime di legge. Un'indagine per tortura porta naturalmente ad una indagine per crimini di guerra. Il Generale Taguba ha detto che il regime Bush ha commesso crimini di guerra.

Il Presidente Obama è un criminale di guerra dal suo terzo giorno di presidenza quando ha ordinato degli attacchi illegali condotti con droni oltre la frontiera sul Pakistan, attacchi che hanno ucciso 20 civili, fra i quali 3 bambini.

sighit>

martedì 27 gennaio 2009

Libertad para todos los presos políticos vascos! Ελευθερία για όλους Βάσκων πολιτικών κρατουμένων!Freedom for all Basque political prisoners!Freiheit für alle baskischen politischen Gefangenen!Свобода для всех баскских политических заключенных!巴斯克自由的所有政治犯!バスクの自由をすべての政治犯!
Decine di migliaia di persone (< 40.000) hanno manifestato, domenica scorsa (11.01.09), la loro opposizione alla politica penitenziaria delle amministrazioni franco-spagnole, nell'incontro simbolico avuto fuori dal carcere di Bilbao a favore dei prigionieri politici baschi.

Organizzata dall'associazione delle famiglie "Etxerat", la mobilitazione vuole denunciare i gravi problemi delle pene comminate a volte anche doppie per condanne degli stessi reati, in base alla famigerata politica penitenziaria detta: "dottrina Parot".

I manifestanti hanno chiesto la liberazione immediata dei detenuti gravemente malati, e di tutti i detenuti che hanno già scontato il minimo della pena imposta dai tribunali spagnoli e francesi, che sono già scarcerabili.

Un manifesto rivendicato in lingua basca ribadisce: la fine della pena di morte e della dispersione dei reclusi sull'intero territorio franco-ispanico con tutti i problemi correlati alla loro assistenza da parte dei loro parenti.

"Heriotza zigorrik ez! Bizi arteko zigorrik ez! Eskubide guztien jabe, euskal presoak Euskal Herrira!"

Piu di quaranta organizzazioni politiche, sindacali e sociali hanno dato il loro sostegno a Etxerat per questa manifestazione, una delle piu partecipate questo ultimo anno.

Libertà per tutti i prigionieri politici baschi!
Solidarietà al popolo basco!

Libertade pro is presoneris politicos euscadi!
Solidaridade at su populu euscadi!

movimentu sradu sa defenza sotziali


http://www.paysbasqueinfo.com/

videu de sa manifestatzioni at Bilbao in euscadi

lunedì 26 gennaio 2009

Messaggio del giornalista Fulvio Grimaldi
http://lists.peacelink.it/
Lo sterminio eugenetico dei bambini sefarditi
tradutzioni pro sa defenza dae: Antonella Pacilio
Proverei a suggerire ai vari giornalisti “esperti inantisemitismo” di procurarsi copia del programma andato in onda in Israele il 14 agosto 2004, alle 21, su Channel Ten, per Dimona Productions, reperibile anche nel sito del più liberal dei giornali israeliani:
www.haaretz.com/hasen/spages/458044.html . Si intitola "100.000 Radiations". Partecipavano testimoni, esperti del Ministero della Sanità, vittime.
Ne devo notizia a Olga Daric. Grazie.

”Con il pretesto di combattere la tricofitosi (ringworm) nella testa dei bambini sefarditi immigrati, per lo più dal Marocco, o rapiti dallo Yemen, il Ministero della Sanità israeliano, sotto la supervisione di Simon Peres, acquistò nel 1951 negli Stati Uniti sette macchine di Raggi X e li adoperò per un esperimento nucleare di massa su un'intera generazione di cavie umane sefardite. A 100.000 bambini sefarditi vennero sparate in testa e sul corpo (non coperto da protezioni) dosi 35.000 volte superiori alla soglia massima di raggi gamma. Tali da friggergli il cervello. Per avergli risparmiato gli esperimenti, a quel punto ufficialmente proibiti, sui
propri detenuti, o malati mentali, il governo USA versò a quello israeliano 300 milioni di sterline israeliane all'anno, per una somma che oggi varrebbe miliardi di dollari. 6000 bambini morirono subito, gli altri svilupparono tumori che hanno continuato a uccidere e uccidono anche oggi. In vita, le vittime hanno sofferto e soffrono di epilessia, amnesia, Alzheimer, psicosi, emicranie croniche. Essendo stato esposto l'intero corpo, i bambini svilupparono difetti genetici. La generazione che sopravvisse diventò in perpetuo la classe più povera, malata ed emarginata
del paese. Uno storico spiega nel documentario che l'operazione era parte di un programma eugenetico mirato a eliminare le componenti deboli o difettose della società. Mengele.
Nel programma si indicano i responsabili del progetto: Nahum Goldman, capo del Congresso Ebraico Mondiale, Levi Eshkol, primo ministro, Shimon Peres, allora direttore generale del Ministero della Guerra, Eliezer Kaplan, ministro delle finanze, Jospeh Burg, ministro della Sanità, accusato dai rabbini yemeniti di essere il responsabile del rapimento dei loro bambini. E' stata questa cabala che nel 1977 avrebbe poi eletto primo ministro Menachem Begin. Alcune centinaia di spettatori hanno visto questa trasmissione in Israele. Chissà se Guido Caldiron ne vorrà sentire le impressioni, magari per confermare che davvero infinite sono le vie dell'antisemitismo.”

I sefarditi (dice M. Blondet) sono praticamente indistinguibili dagli arabi nordafricani; in Israele costituiscono una sottoclasse oppressa, ridotta a vivere di espedienti e reati. I dominatori askhenazi (non una goccia di sangue di Abramo nelle loro vene) hanno diffuso l’idea che i sefarditi sono sotto-sviluppati mentali. Ma i sefarditi marocchini che hanno avuto la fortuna di emigrare in Francia anzichè in Israele, costituiscono una comunità rispettata e di successo. Certo, aver ricevuto in testa 35 mila volte più radiazioni di quelle ammesse, non deve aver aiutato il fiorire delle intelligenze.


Nel documentario, si chiarisce oltre ogni dubbio che l’esperimento genocida fu cosciente e deliberato. Vi si mostra il documento medico che indicava, nel 1952, le precauzioni da prendere per i raggi X. La dose massima da somministrare a un bambino vi era indicata in 0,5 rad. Il pericolo delle radiazioni era noto da 40 anni. .
continua dialogo 1°video
(David Den) Sono nervoso? Il mio stomaco è una zangola. Sto tornando indietro nel tempo di 46 anni, alla mia lunga infanzia perduta, la mia lunga gioventù perduta, per rivivere gli eventi che hanno rovinato la mia vita. Il campo era situato all'entrata di Haifa, accanto al vecchio cimitero, l'unico ancora esistente..."Shaar Ha'aliya" centro di trattamento, Haifa. Stiamo parlando dirca 70.000 vittime, la maggior parte di loro morte a causa di quel maledetto concetto. Si, è questo il posto. Il mare era là, non c'erano palazzi o alberi, solo le montagne alle nostre spalle. Il treno correva qui. Ricordo come ci arrampicavamo al recinto per veder andar via il treno.
E seguivamo i vagoni che scaricavano nuovi bambini, nuove vittime portate qui per essere trattate così orribilmente.


tradutzione 2° video
Le risorse che aumentarono i profitti includevano sette macchine Picker X-ray, la miracolosa invenzione americana.
Era così troppo zelante chiudere un occhio sulla qualità della merce? Uno sguardo ai cursori rivela che le macchine sono datate, almeno vecchie di 10 anni, probabilmente armi americane in eccedenza.
Loro non intendevano veramente curare i bambini dalla tricofitosi, ma furono usate come trattamento ausiliario per prevenire la recrudescenza.
Le radiazioni dei raggi X ebbero come risultato una temporanea perdita di capelli, facendo sì che le infermiere spalmassero iodio sulle lisce teste rasate dei bambini.
- Ringworm dept. Shiba Hospital -
L'abituale trattamento per la tricofitosi erano radiazioni ionizzanti.
Il cuoio capelluto veniva diviso in 5 parti, e per 5 giorni consecutivi le radiazioni erano applicate su parti alternate della cute.
Era veramente bizzarro che questo trattamento, inclusa la parte delle radiazioni, fosse sotto la responsabilità della "divisione di medicina sociale" del ministero della Salute.
Perchè il trattamento della tricofitosi era stato tolto al Dr. Peretz, e cosa c'era dietro questo titolo dal suono innocente "medicina sociale"?
E' una vaga interpretazione di una dottrina medica chiamata "eugenetica".
Dr. Nissim Amzaleg, ricercatore di Storia della Scienza.
"La teoria Eugenetica fu sviluppata all'inizio del ventesimo secolo nel mondo Anglosassone dopo che la teoria di Darwin divenne famosa.
I politici ed i leaders della società stavano decidendo che tipo di persone sarebbero state utili alla società. Loro credevano che i tratti positivi potessero essere trasmessi ereditariamente.
Così presero la responsabilità d'incoraggiare la riproduzione di persone ritenute utili ai loro occhi, e di scoraggiare quella di persone con tratti negativi."
Chaim Malka, autore di "La selezione"
"Uno dei maggiori ricordi come denso di pregiudizi, era la leadership in quei giorni.
Giora Yoseftal chiamava I Marocchini " primitivi" e " arretrati".
Levi Eshkol chiamava loro "spazzatura umana" e "gente difettosa".
Nachum Goldman descrisse gli Ebrei Nord Africani come "una catastrofica immigrazione
Video traduce:
durante gli anni '50, masse di immigrati ebrei migrarono dal Nord Africa. Circa 100.000 dei loro bambini furono sottoposti ad irradiazioni di raggi X, come trattamento alla tricofitosi. Migliaia di loro morirono, e quelli che sopravvissero soffrirono dopo degli effetti del cancro. Questo film si sforza di identificare le persone che furono responsabili di questa calamità.


La forza trainante dietro questo affare era il Dr. (in seguito professore) Shiba, che era all'epoca Direttore del Ministero della Salute. Posso onestamente affermare che lui era un comprovato razzista, credeva veramente nella supremazia genetica degli Ebrei Ashkenazi. Shiba decretò che se una famiglia voleva mandare il loro bambino in Israele, ma poi lui, o qualcuno nella sua famiglia era malato, il suo ingresso era proibito, temendo che i suoi parenti volessero raggiungerlo successivamente in Israele.

-Dr. Nissim Amzaleg-
Loro credevano all'epoca che i disturbi della salute fossero genetici, la fitotricosi era allo stesso livello della tubercolosi. Il presopposto era che qualche persona fosse ricettiva a quelle indisposizioni. Basata sulla teoria eugenetica, le radiazioni furono vigorosamente applicate nei centri Israeliani ed all'estero, come trattamento preferito.




Sì, siamo tutti stupratori ma la violenza di gruppo ai sardi è di Berlusconi con il candidato-fantoccio

http://www.altravoce.net/
dae Giorgio Melis

Siamo tutti stupratori. Ergo, la questione si risolve solo con un militare a guardia di tutte le belle ragazze italiane. Per quelle così così o magari bruttine, niente soldati di scorta, si arrangino: tanto saranno sdegnate anche se cercheranno di adescare i maschioni irresistibilmente propensi a violentare quelle carine. Una filosofia fatalistica, da lupanare, giocosa perché bisogna pur conservare la leggerezza di toni mentre il mondo ci crolla addosso. In Italia l'unico sempre sorridente e festoso - ora visitor fisso nell'incolpevole Sardegna - anche quando parla di questioni drammatiche, è uno solo. Allegria, allegria, ci raccomanda il Cavaliere: oggi neanche Mike Buongiorno indulgerebbe nel suo simpatico richiamo d'altri tempi. Come quel musone di Obama. Da quando è alla Casa Bianca (anche prima) parla al suo popolo e al mondo con accenti allarmati e volto grave: non c'è niente da ridere e lo comunica con serietà anche espressiva. Ma noi abbiamo Berlusconi o dell'ottimismo: una, dieci mille battute e tutto andrà a posto. Naturalmente dando sempre i numeri: a raffica.

Da tre a trentamila militari per frenare le violenze, purtroppo in campagna non si può far nulla. Lascino perdere Veltroni, l'Udc Cesa e altri: con quella bocca, il Cavaliere può dire quel che vuole. Osceni sono quelli che se ne scandalizzano. Offesa alle donne? Quando mai, lui le onore e le fa ministre anche per simpatia.

Un buffetto semmai agli uomini di sani appetiti sessuali, potenziali violentatori. Meno male che la maggioranza non stupra le belle ragazze desiderabili: anche se non scortate da un soldato in armi. A proposito, osceni anche tutti i sindacati di polizia, carabinieri e finanzieri che deridono la militarizzazione-spot delle città mentre polemizzano per i tagli governativi proprio ai fondi per le forze dell'ordine. I militari si sentiranno orgogliosi perché il premier li vuole di ronda sulle strade, utili alla società, anziché disutili mentre fanno la guardia “al deserto dei Tartari”, ovvero al nulla. Ma non si era detto e anzi si vede platealmente che i nostri soldati hanno smesso da tempo d'essere una discarica con le stellette e sono professionalmente qualificati, impegnati in significative missioni di pace in mezzo mondo?

Insomma, l'incontinente Cavaliere ci sommerge di tante di quelle chiacchiere per poter alimentare il gossip di tutti i tg pubblici e privati, nazionali e locali (tanto la regia è unica). Lo fa per il nostro bene, per trastullare gli “utenti”: molto meglio che affliggerli con storie di crisi economiche gonfiate, fallimento delle politiche di sicurezza e per l'immigrazione, chiusura di fabbriche, Fiat alle corde benché sia stata magistralmente risanata. Non rovinata come Tiscali (perfino Microsoft di Bill Gates, per la verità), indebitata perché gestita da quell'incapace di Soru. Verissimo. Berlusconi era entrato in politica nel 1994 con quattromila miliardi di lire di debiti. Fininvest e Mediaset, grazie al fatto che nulla hanno avuto dalla politica perché il Cavaliere si è notoriamente e totalmente astenuto dal beneficarle, hanno avuto da allora il boom di profitti. Chiaramente, l'incapace era lui. Una volta a tempo pieno al servizio del Paese, le sue aziende sono potute rifiorire. Vedete, c'è chi la politica la sa far fruttare e chi, come Soru per Tiscali, proprio no. La differenza si vede, per la gloria del Cavaliere. Ne ha illuminato a dismisura i sardi con vaniloquio orgiastico, auspicando il crollo finale dell'azienda in cui Soru non mette piede da cinque anni. L'altruismo e la generosità del premier sono davvero impagabili


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domenica 25 gennaio 2009

AUTORE: Noah COHEN
Tradotto da Diego Traversa, revisionato da Mary Rizzo

Quando si è recentemente appreso che gli Stati Uniti avrebbero mandato, in una data non definita tra la metà e la fine di gennaio, un nuovo carico di bombe a Israele per mezzo del porto greco di Astakos, i palestinesi hanno inviato in Grecia un urgente appello agli organizzatori per fermare il carico. In un giorno, diverse organizzazioni e persone private greche hanno risposto all’appello.
Probabilmente in questo contesto l’aspetto più rilevante è stato il coinvolgimento del movimento anti-autoritario greco, che nelle settimane della ribellione è stato al centro delle attività contro le forze repressive del governo:“Il Movimento anti-autoritario sollecita un’assemblea pan-ellenica per giovedì 15 gennaio alle 13 ad Astakos per fermare la partenza di carichi contenti armi americane destinate ad Israele.Impediamo al carico di armi americane di salpareSolidarietà al popolo palestineseResistenza al terrorismo globale di Stato”Poiché la pressione è partita dal basso, anche i membri della sinistra parlamentare hanno cominciato a sollevare la questione. Il 12 gennaio, gli Stati Uniti hanno annunciato che il carico dal Astakos veniva cancellato a causa delle “perplessità” espresse dal governo greco. Il prefetto di Aitoloakarnania (dove è situato il porto) ha annunciato che al posto di quel carico sarebbe stata inviata una nave carica di aiuti ai palestinesi, coerentemente con i sentimenti espressi dalla popolazione locale:
“La gente di Aitoloakarnania non accetta che i porti greci, specialmente questo porto di Platygiali, vengano usati per spedire armi e munizioni da usare in situazioni belliche e nel massacro di popoli della nostra regione……manderemo medicine e materiale sanitario al popolo assediati di Gaza invece di armi [per Israele]…”
Resistenza al terrorismo globale di Stato
“La resistenza al terrorismo globale di Stato” è un appello che collega la ribellione dei giovani e di tutti gli anti-autoritari, che hanno protestato in Grecia nelle ultime settimane, al massacro del popolo di Gaza. La loro opposizione va oltre i soliti limiti della “solidarietà”: impedire un carico americano di armi destinato ad Israele diventa una parte della loro stessa battaglia.
Il terrorismo di Stato si è globalizzato. Gli Stati Uniti, la Grecia e Israele collaborano non solo contro i palestinesi ma anche contro i greci. Sono stati gli USA a fondare le strutture di polizia greche: la MAT (Monades Apokatastasis Taxis) — il reparto celere — è un reparto speciale della polizia politica che trae le proprie origini dai programmi americani di addestramento dei poliziotti. Per mezzo del “Programma di pubblica sicurezza” degli anni ’60 e ’70, gli Stati Uniti fornirono armi alla Grecia e insegnarono alla polizia metodi repressivi — tortura inclusa — come parte della “lotta internazionale contro il comunismo”. Proprio prima di Natale, si è saputo che Israele stava rifornendo la Grecia di un nuovo e più nocivo tipo di lacrimogeni da usare contro i dimostranti. I manifestanti lo hanno descritto come “asfissiante”.
La gente in rivolta trova solidarietà in una lotta contro l’ingiustizia che conoscono direttamente. E’ la solidarietà nella resistenza. Questo si nota leggendo la dichiarazione degli studenti liceali della “Lotta Coordinata delle scuole superiori” di Atene, che hanno scelto di riorganizzare la loro mobilitazione nazionale del 9 gennaio dalla rivendicazione dei diritti all’istruzione in Grecia alla solidarietà con Gaza:
“Ognuno deve prendere posizione:
- o con la vittima o con l’aguzzino
- o con i palestinesi o con i loro assassini
- o con i popoli in lotta o con gli imperialisti
... Noi siamo dalla parte dei nostri compagni studenti di Palestina che sono stati uccisi in questi giorni dal fuoco israeliano.
Il popolo palestinese vincerà!”

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http://www.tlaxcala.es/

sabato 24 gennaio 2009

Docenti, imprenditori precari e perfino un filosofo. Da lanciare in politica. Come voleva Platone. Anche Irs si lancia nella sfida alle regionali. Da sola. Né con Soru, né con Cappellaccin nè con Unidade Indipendentista. Solo con Gavino Sale e Franciscu Sedda (di fatto il nuovo leader di Irs, a motivo dei giovani e universitari che lo seguono), a misurarsi coi partiti più forti, presentando candidati del listone con la media di età sotto i 35 anni. Domenica alle 11 al bastione di Saint Remy, è in programma la presentazione delle liste di Irs. Parteciperanno tutti gli 80 candidati e il aspirante presidente Gavino Sale, capolista a Sassari.

«La Sardegna è una piccola nazione che si potrebbe muovere con velocità e successo nel mondo globale», spiega Franciscu Sedda, capolista Irs a Cagliari, «se fosse veramente sovrana, vale a dire libera di fare le proprie scelte senza gli impedimenti continuamente imposti dallo Stato italiano.

La responsabilità di questo cambiamento possibile è nostra», aggiunge, «è di ciascuno di noi, perché è la qualità delle nostre azioni, delle nostre scelte, ciò che determina la qualità della nostra vita. Non ci sarà una società diversa se non avremo il coraggio di fare scelte diverse, coraggiose, che guardano avanti. Per questo iRS presenta ottanta donne e uomini sardi», conclude, «ottanta indipendentisti che rappresentano in piccolo il grande radicamento che iRS ha ottenuto in cinque anni di vita in tutta la Sardegna».

E in una sorta di derby tutto indipendentista, sempre Domenica, alle 10.30, all'Hotel Mediterraneo di Cagliari, Unidade Indipendentista presenterà agli organi d'informazione la lista regionale e il candidato a presidente Gianfranco Sollai. Nell'occasione verrà illustrato anche il programma elettorale che gli indipendentisti di UI proporranno al popolo sardo.

Purtroppo continuiamo ad assistere all'interno dell'indipendentismo sardo posizioni settarie e di orticello che continuano a ricordarci il detto poco edificante di antica memoria, quello spagnolo:"pocos locos e mal unidos".

E' il vizio di infantilismo politico che ha sempre toccato i movimenti politici nati dopo gli anni settanta e che ancora si trascinano a motivo di egoistici tornaconti personalistici, purtroppo per la Sardegna ed i Sardi, la storia si ripete.

Nonostante quanto suddetto, invitiamo i Patriotti, i Sardi, i senza partito, i democratici, i passionali, gli arrabiati con questo sistema politico corrotto, a votare le liste indipendentiste di: Unidade Indipendentista ed iRS, magari scegliendo accuratamente all'interno delle due liste a chi dare la nostra fiducia.

Non mancheremo, prima del voto, di dare indicazione delle soggettività che reputiamo mature per il nostro voto.


SA DEFENZA SOTZIALI
Iain Chalmers, Lind Library, James Lind Initiative, Oxford OX2 7LG, UK.
Pubblicato su Va' Pensiero n° 374
Sebbene Israele abbia proibito ai giornalisti stranieri di entrare in Gaza, le immagini della carneficina in atto sono sotto gli occhi di tutti in televisione e provocano sdegno. Dal momento dell’inizio dell’attacco, sono stato frequentemente in contatto telefonico con alcuni amici, cristiani e musulmani, che vivono a Gaza City e in altri paesi della Striscia. Le loro testimonianze spezzano il cuore.

Nel terzo giorno successivo all’invasione di terra da parte di Israele, uno dei miei amici – una donna nel mezzo dei propri settant'anni – è crollata nel mezzo della nostra conversazione. Terrorizzata dai ripetuti bombardamenti su uno degli edifici governativi di Gaza, poco distante da casa sua. A causa dell’attacco, la sua casa aveva subito scosse e successive esplosioni così che gran parte dei vetri restanti alle finestre era andata in frantumi. L’interruzione di elettricità e di fornitura d’acqua rende la vita ancora più difficile in inverno che nei mesi precedenti, durante i quali Israele ha esercitato il blocco della Striscia, una forma di punizione collettiva della popolazione civile appoggiata dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea (1).

I miei amici sottolineavano quanto lei si sentisse fortunata a confronto di tanti dei cittadini stipati in un territorio diventato una prigione per gli abitanti di Gaza (un milione e cinquecentomila persone). Altri amici nella Striscia – in Jabalia, Maghazi, e Khan Younis – mi hanno detto di famiglie sepolte sotto le macerie delle loro case, alcune delle quali demolite con armi che riducono gli edifici in poltiglia. Altri ancora hanno parlato di bombe che esplodono lanciando in giro materiale infuocato che colpisce le vittime (2).

Dalle immagini trasmesse e da quello che ho saputo direttamente, la situazione nella Striscia di Gaza è così orribilmente sconfortante come ne riferisce la gente del posto e i pochi stranieri che là lavorano.
A differenza della maggior parte dei commentatori ai quali un pubblico male informato è esposto, conosco la Striscia di Gaza per averci vissuto e lavorato. Le mie esperienze mi dicono quanto sia velleitario (o tendenzioso) esortare la popolazione civile ad abbandonare le case per il fatto di essere vicine a edifici che possono rappresentare cosiddetti "obiettivi militari": le immagini dal satellite mostrano che la Striscia è così densamente popolata che non esistono rifugi sicuri. Il disinteresse dei politici più influenti nei confronti della vita reale a Gaza è testimoniato dalla mancata visita della Striscia da parte di Tony Blair, rappresentante del Quartetto (USA, Unione Europea, Nazioni Uniti e Russia) (3).

Il mio interesse per le storie e il futuro dei popoli palestinese e israeliano non è accademico. Ho amici in entrambe le comunità (l’unico bambino che si chiama come me è un ebreo israeliano). Mi preoccupa, ad ogni modo, che concentrarsi sul sangue versato in questi giorni sposti di nuovo l’attenzione dal cuore del problema, mai affrontato, che dobbiamo spettarci che continuerà ad alimentare ulteriori fasi di conflitto.

Contrariamente alla percezione diffusa, le basi del dramma di Gaza e degli altri conflitti tra le genti di Israele e Palestina è semplice: la Gran Bretagna imperiale promise la terra di Palestina a entrambi. Queste incompatibili promesse erano contenute in una singola frase di una lettera inviata al comando Anglo-Jewry dal British Foreign Secretary nel 1917: "His Majesty's Government view with favour the establishment in Palestine of a national home for the Jewish people, and will use their best endeavours to facilitate the achievement of this object, it being clearly understood that nothing shall be done which may prejudice the civil and religious rights of existing non-Jewish communities in Palestine." (4)

Nessuna delle genti alle quali questa terra era promessa si augurava di lasciarla. La ferita che ne è risultata è che il conflitto tra Israele e Palestina spaventa di più che il futuro degli arabi palestinesi e degli ebrei d’Israele. Il conflitto, e il percorso nel quale la comunità internazionale si è adagiata, alimenta il fondamentalismo e l’estremismo e per questo minaccia la pace nella regione e, più in generale, nel mondo.

Alcuni ebrei, in Israele (5) e altrove (6), credono che dalle politiche israeliane nei confronti dei palestinesi non ebrei non scaturirà un futuro sicuro per gli ebrei d’Israele e che incentiveranno l’antisemitismo fuori dal Paese. Le immagini da Gaza ci ricordano che a queste voci israeliane si dovrebbe prestare maggiore attenzione. Israele definisce se stesso "the Jewish State" (7); ancora, dentro il territorio che controlla e continua a colonizzare c’è ora una sostanziale parità tra ebrei e non ebrei, arabi palestinesi (dei quali 3,7 milioni vivono nei territori occupati e 1,2 milioni in Israele). Da molti, Israele continua a essere giudicato dai suoi comportamenti e azioni nei confronti dei non ebrei, le vite dei quali esso controlla.

Ho conosciuto il ruolo chiave della Gran Bretagna nel determinare il conflitto tra Israele e Palestina durante la mia prima visita in Palestina nel 1963. Successivamente, ho lavorato due anni come medico delle Nazioni Unite in un ambulatorio assistendo 40 mila rifugiati in Khan Younis. La mia visita più recente a Gaza è stata nel giugno 2008, in coincidenza con la mia partecipazione allo steering group di una serie di articoli in programma sul Lancet, dedicati alla salute e ai servizi sanitari nei territori palestinesi occupati. Ho fatto donazioni economiche a diverse organizzazioni e fondazioni per i diritti umani israeliane e palestinesi.

21 gennaio 2009

Traduzione del commento di Iain Chalmers. Gaza. A symptom of an insufficiently acknowledged cause. The Lancet 2009; 373 (9659): 197-8

Fonti
1.Shavit A, Burg: defining Israel as a Jewish state is key to its end. Ha'aretz, (June 7, 2007),
(accessed Jan 8, 2009).
2.Steele J, Freedland J, Carter urges ‘supine’ Europe to break with US over Gaza blockade.
Guardian, (May 26, 2008), (accessed Jan 8, 2009).
3.Evans M, Frenkel S, Victims' strange burns increase concern over phosphorous shells, Times,
(Jan 8, 2009), p. 6
4.Black I, Borger J, McCarthy R, Scepticism hangs over Blair's appointment as quartet envoy.
Guardian, (June 28, 2007), (accessed Jan 8, 2009).
5.Stein L, The Balfour Declaration, (1961), Vallentine Mitchell, London.
6.Hass A, Drinking the sea at Gaza: days and nights in a land under siege, (2000), Owl Books,
New York.
7.Chomsky N, The fateful triangle: the United States, Israel and the Palestinians, (2000), Pluto
Press, London.
L. Cremonesi

iscritu dae:Ugo Gaudenzi
imprentau http://www.rinascita.info/

“Abu Issa” e sua cugina “Um Abdallah” sono da ieri gli eroi italiani delle cronache da Gaza. Eroi, (attenzione: si fa per dire...), “invisibili” come dichiara lo stesso “inviato invisibile” loro intervistatore, Lorenzo Cremonesi, da una manciata di anni “dispiegato a Tel Aviv”, al seguito dell’esercito israeliano, quale corrispondente del Corriere della sera. (Ohps: dell’autorevole Corriere della sera, quel giornale da un’eternità diretto/gestito dall’ex compagno di Lotta Continua, l’amico di Sofri Paolo Mieli, revisionista storico e giornalista pro-sionista (meglio: sionista tout-court e in servizio permanente effettivo).
Mezzo cattolico e mezzo sionista, il buon giornalista se ne andò ai tempi della sua giovinezza, per qualche mese - come il terrorista Bertoli, come il giornalista Mimun, per esempio - ad addestrarsi in un kibbutz israeliano. WE ciò, indubbiamente, gli è valso come titolo di merito in via Solferino, a Milano. Dopo un po’ di lavoro in cronaca per dirozzare la sua prosa, è stato infatti prescelto per la missione giornalistica per antonomasia: quella cioè di diffondere urbi et orbi le solide, incriticabili, ragioni di Israele a giustificazione di oltre sessant’anni di carneficina di palestinesi. Abu Issa e Um Abdallah, rappresentano, in codice, i nomi del suo ultimo scoop. Perché, badate bene, a Gaza non c’è stata alcun massacro! Anzi è stata Hamas, il Partito del Male, ad uccidere i suoi stessi concittadini.
Le migliaia di bombe israeliane - anche al fosforo - cadute su una città-lager dove si affollano oltre 4000 abitanti per ogni chilometro quadrato, nella stragrande parte profughi palestinesi costretti in “bassi” e baracche addossati a centinaia e centinaia, non hanno mietuto vittime. Le foto, i video, le immagini dei bimbi straziati tra le macerie o nelle braccia dei propri disperati genitori, sono dunque, probabilmente - anzi “certamente”, per il buon Cremonesi e per i suoi convitati di pietra Abu Issa e Um Abdallah - dei falsi.
E’ noto che le bombe israeliane sono buone.
Cremonesi, d’altra parte, lo ha sempre dichiarato nei suoi reportages scritti al riparo di qualche bandiera con la stella di David (se ne vanta pure di essere “embedded”: leggete le sue “lezioni” di giornalismo a Milano!).
Quelle bombe, diciamolo pure anche noi ai nostri lettori increduli, anzi “fanno bene”. Aprono “la via al dialogo, alla pace”.

E poi i terroristi sono quelli di Hamas. Che cosa conta se anche uno scrittore sionista come David Grossman dichiara che l’unico rappresentante dei palestinesi è il partito che ha stravinto due anni fa le elezioni in Palestina? Hamas è “terrorismo”. Lo dice Bush, lo dirà Obama, lo dice Olmert, lo dice la Livni e lo dice anche Mr. Frattini. E lo dicono adesso anche Abu Issa e sua cugina. I due quarantenni invisibili, intervistati dall’ineffabile giornalista “invisibile” (se ne vanta, di essere “invisibile”...), sono stati chiari.
Le bombe israeliane sono intelligenti: cercavano soltanto di colpire le rampe lanciarazzi della guerriglia palestinese... e Hamas non combatteva le forze israeliane ma... il suo stesso popolo, accusandolo di codardia. Usava i bambini come scudi umani. E comunque le vittime delle bombe non sono 1300, forse soltanto 600..
Così dichiaravano gli “invisibili”, Abu Issa, Um Abdallah e Lorenzo Cremonesi, tutti e tre subito ripresi e amplificati in internet e sulle agenzie da un’infinità di siti pro-sionisti italiani e, a rimbalzo, stranieri.
Ah. Ci siamo ricordati che il coraggioso inviato a Tel Aviv qualche tempo fa era stato trattenuto dalle forze di sicurezza palestinesi per le sue corrispondenze faziosamente pro-sioniste inviate in Italia.
Si è voluto vendicare, e così, all’ombra dei tank firmati con la stella di David, ha fatto un granservizio, un grande piacere cumulativo al suo gestore-direttore, al governo e all’opposizione bipartigiana ed embedded che striscia nella nostra terra, una povera colonia israelo-americana chiamata Italya.

N.d.r.: Il reportage di Cremonesi è talmente ridicolo che persino l'esercito israeliano lo ha smentito sul numero delle vittime. Pur continuando a ripetere la linea della propaganda israeliana per cui i morti sarebbero in maggioranza combattenti di Hamas, in contraddizione con quanto dichiarato da fonti mediche.

venerdì 23 gennaio 2009




Fernando Termentini - da www.paginedidifesa.it

A Gaza le operazioni militari sono state caratterizzate da episodi tattici di combattimento degli abitati come ormai avevamo dimenticato dalla fine del secondo conflitto mondiale, a stretto contatto con la popolazione civile e in zone densamente abitate. In queste condizioni utilizzando munizionamento a caricamento speciale come gli ordigni illuminanti caricati con il fosforo bianco, diventa difficile gestire la ricaduta al suolo delle gocce incandescenti, concentrandole su obiettivi areali come, ad esempio, un bunker o una postazione avversaria.

In queste condizioni, quindi, si potrebbe verificare che qualcuno o qualcosa possa essere colpito da fosforo che brucia e che non è possibile spegnere con l’acqua. In questo caso però le parti di materiale che brucia lascerebbe tracce profonde su qualsiasi cosa venisse a contatto.

Le immagini che sono arrivate dal teatro di guerra non confermano in maniera incontrovertibile queste ipotesi, né lasciano pensare a un uso estensivo e generalizzato di fosforo bianco né contro i combattenti né contro la popolazione palestinese.

Se, invece, come sembra, molti dei feriti e molti cadaveri presenterebbero (la forma ipotetica è d’obbligo non disponendo di riscontri certi) lesioni la cui origine non è sicura e non riconducibile a quelle provocate dalle armi normalmente utilizzate, come vaste bruciature, tessuti scarnificati e mummificazione dei tessuti molli, allora si potrebbe pensare che forse siano state utilizzate ancora armi a microonde e/o al plasma.

Strumenti che dovrebbero essere stati sperimentati in Iraq, in Libano e forse anche in occasione della prima guerra del Golfo, contro le truppe irachene in fuga da Kuwait City. Armi che invece dei proiettili sparano fasci di energia più o meno potente. Sistemi a suo tempo studiati e realizzati per conto dell’amministrazione americana fin dai tempi della presidenza Clinton per disporre di efficaci dispositivi anti-sommossa non letali (l’arma Sceriffo costruita dall’industria americana Raytheon), successivamente trasformate in vere e proprie armi offensive agendo sulla potenza irradiata.

La materia colpita da queste armi perde istantaneamente tutta la componente liquida e si accartoccia diminuendo di volume. Fenomeno che aumenta in maniera esponenziale quando l’obiettivo è un uomo. Cadaveri rimpiccioliti con i tessuti molli mummificati, le parti ossee scollate e gli indumenti praticamente indenni. Condizioni che hanno caratterizzato molti cadaveri trovati a Falluja dopo i combattimenti casa per casa e in Libano nel corso della guerra del 2006.

A Gaza, peraltro, sembra che la scorsa estate, organi istituzionali della Sanità palestinese, riferendosi alla tipologia delle lesioni di molti feriti fra i manifestanti, hanno ipotizzato l’uso da parte degli israeliani di armi non convenzionali. In quella occasione si parlò seppure in modo superficiale di persone con gravi effetti ustionanti, con feriti o cadaveri quasi fusi con muscoli e organi interni distrutti. Di fatto, tessuti prosciugati dell’acqua, come avviene sulle sostanze organiche sottoposti all’azione delle microonde.

Sistemi del tipo la pistola Taser capace di uccidere a otto metri di distanza irradiando energia elettrica di oltre 60.000 volt, diffusissima in Usa e anche in Francia. Armi corte che nei combattimenti negli abitati, negli spazi stretti, nei cunicoli, nei locali sotterranei e di notte potrebbero essere molto più efficaci rispetto alle armi convenzionali.

Molto più sicuri anche per chi le ha in dotazione, in quanto si abbatte il rischio dei colpi di rimbalzo ricorrente quando si opera in locali stretti e circondati da mura, pericolosi anche per le truppe amiche. Sistemi sicuramente più selettivi nella scelta del bersaglio rispetto ad armi leggere automatiche o a bombe a mano offensive.

Un’ipotesi di cui si è già scritto in occasione della guerra in Libano e forse più condivisibile sul piano tecnico rispetto a ipotesi che invece fanno riferimento all’uso generalizzato per scopi offensivi di munizionamento al fosforo bianco.
Presonerus at Guantanamo Cuba

PL - Il presidente del Parlamento cubano, Ricardo Alarcón, ha considerato insufficiente l’annuncio della chiusura del carcere statunitense di Guantánamo ed ha reclamato la restituzione a Cuba di tutto il territorio illegalmente occupato.

Il presidente dell’Assemblea Nazionale del Poder Popular ha definito “un buon segnale” questa chiusura nello spazio di un anno decretata dal nuovo presidente degli USA, Barack Obama, ma ha sottolineato che non è sufficiente per Cuba ed ha invitao il governo degli USA ad andarsene dal territorio che occupa a Guantánamao, a togliere i prigionieri, raccogliere le proprie cose e andarsene.

In una riunione con la direzione del Senato del Messico, Alarcón ha spiegato che per il Pentagono manca di senso mantenere in suo potere una zona il cui unico fine attuale è usarla come prigione.

Inoltre ha ammesso che Obama sta cercando di mantenere le promesse elettorali e che ha generato aspettative in tutto il mondo.

Obama ha appena firmato degli ordini esecutivi per chiudere il campo dei prigionieri di Guantánamo, territorio a sudest di Cuba, occupato contro la volontà del popolo e del governo dell’Isola.

Vari organismi internazionali hanno denunciato che in questo carcere si violano costantemente i diritti dei prigionieri e tra questi il diritto ad un processo giusto e alla difesa.

Il ministro degli esteri di Cuba, Felipe Pérez Roque, ha reclamato a sua volta dal Nicaragua, la restituzione a Cuba del territorio che gli Stati Uniti occupano illegalmente da decenni (Traduzione Granma Int.).
S'assessore de sa Comuna de Orosei e dirigente natzionale de Sardigna Natziona lassat su partidu in cuntierra pro su sèberu de no agiuare a Renato Soru pro sas eletziones. A bisu de Camedda, unu de sos pagos indipendentistas chi amministrant e connoschent sa polìtica, su 30 pro chentu de su movimentu indipendentista est a favore de su presidentede Seddori. Su bellu est chi a sas eletziones s'ant a presentare tres listas indipendentistas: Unidade Indipendèntzia, Irs e Malu Entu. Votos isprecados e imbolados mentres Soru promitit una lege sèria pro sa limba? No ischimus e intantu publicamus su comunicadu ufitziale de Camedda a sos diàrios sardos. La dolorosa scelta di lasciare il movimento Sardigna Natzione Indipendentzia è scaturita dalla contestazione di tesi e strategie errate durata anni che hanno portato il movimento ai minimi storici e in una situazione di impasse oramai cronica.La mancata convocazione dei congressi distrettuali e nazionale (mancante da 7 anni), la conseguente frammentazione, l'abbandono della base e il mancato ricambio sostanziale dirigenziale e generazionale hanno fatto si che per l’ennesima volta la tornata elettorale sia stata concepita come un'emergenza, condizione utile ad evitare e rimandare all'infinito una doverosa discussione sugli errori passati e presenti e suffragare le tesi di cui sopra.L’ennesima scelta di negare un confronto programmatico a priori con le varie componenti politiche sarde pur non indipendentiste, ha negato la possibilità di valutare eventuali convergenze programmatiche sul presente e ha fatto si che ci sia tenuti estranei a quello che è il concreto processo d’autodeterminazione reale innescato dal Presidente uscente Soru.In questo processo non si può non tener conto ad esempio dei vari passi che hanno portato a un progetto concreto di smilitarizzazione del territorio e riconversione economica delle aree interessate, al passo concreto verso un progetto di koinè linguistica attraverso la sperimentazione della LSC e relativa legge a supporto, delle norme sulla salvaguardia ambientale e regole sulla pianificazione urbanistica, all’eliminazione di innumerevoli sprechi e privilegi attraverso la soppressione di decine di enti e grandi e piccoli benefit tanto cari alla vecchia classe politica, al risanamento del bilancio dell'ente, al fondo unico per le amministrazioni locali, allo storico passaggio riguardante l’apertura della ‘vertenza entrate’ sui crediti maturati dalla Sardegna nei confronti dello stato, un successo che potrà avere come conseguenza l’apertura di prospettive per una reale autonomia fiscale.Da questi presupposti e da altri è scaturita la volontà di lasciare il movimento e per senso di responsabilità dichiarare il nostro sostegno elettorale al candidato Renato Soru.Tale scelta è maturata con la consapevolezza di chi crede che il percorso utile per costruire l’indipendenza debba vedere l’area indipendentista, sardista e nazionalitaria responsabilmente unita intorno all’unico progetto concreto finora foriere di passaggi concreti verso un’autodeterminazione reale.Il Candidato e presidente uscente Renato Soru ha dimostrato sul campo che in direzione di questo traguardo grandi passi sono stati fatti e ragionevolmente si potranno fare.Il portavoce:Silvano CameddaConsigliere Nazionale uscente – Distretto Provinciale Nuoro;Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Orosei (Nu)
http://www.sotziulimbasarda.net/

Vento fortissimo e onde alte fino a 20 metri. La nuova tempesta nel Mediterraneo, dopo quella sulle coste calabresi e siciliane, e' prevista tra la serata di sabato 24 e la mattinata di domenica 25 lungo nelle coste occidentali della Sardegna.

Per fortuna non ci saranno conseguenze per gli abitanti. La previsione e' del Cnmca, il centro nazionale di meteorologia e climatologia aeronautica, in collaborazione con l'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr.

In queste ore, infatti, si sta sviluppando un'altra mareggiata particolarmente forte nel mar Ionio che domani spingera' onde fino a 6-7 metri (significativa, singole fino a 12-13 metri) sulle coste libiche. E una mareggiata di libeccio colpira' le coste occidentali sarde con onde che alle ore 18 sono previste di 8-9 metri, con onde singole fino a 16-17.

Subito dopo subentrera' un forte vento di maestrale proveniente dal golfo del Leone che spingera' l'altezza delle onde fino a 10-11 metri, con onde singole fino a 20 metri. Il mare, secondo gli esperti del Cnr, sara' pertanto particolarmente pericoloso perche' incrociato con le onde da nord-ovest (maestrale) che si sovrappongono a quelle da sud-ovest (libeccio).

La tempesta investira' poi il Tirreno, con onde che sulla punta occidentale della Sicilia raggiungeranno gli 11 metri (singole fino a 20, con un picco previsto per le 6). Nel Tirreno meridionale, con mare da nord-ovest (maestrale), la previsione indica onde fra gli 8 e 9 metri e onde singole fino a 15-16 metri, soprattutto nella tarda mattinata del 25.

E' di pochi giorni fa la tempesta che si e' abbattuta con onde altissime sulla costa ionica della Calabria e della Sicilia, dove sono state stimate onde fra gli 8 e 9 metri, con altezze singole sui 15-16 metri.
http://www.rainews24.it

giovedì 22 gennaio 2009

Discorso tenuto da Deputato Laburista alla Camera dei Lord da:
Gerald Kaufman, deputato laburista, 15/01/2009iscorso

"Sono stato cresciuto come un ebreo ortodosso e un sionista. Su una mensola in cucina c’era una scatola di latta per il Fondo nazionale ebraico, dentro la quale mettevamo le monete per aiutare i pionieri a costruire una presenza ebraica in Palestina.
Sono andato la prima volta in Israele nel 1961 e vi sono tornato innumerevoli volte. Ho avuto familiari in Israele e ho amici in Israele. Uno di essi ha combattuto nelle guerre del 1956, 1967 e 1973 ed è stato ferito in due di esse. Il distintivo che indosso viene da una decorazione sul campo a lui insignita, che mi ha regalato. Ho conosciuto la maggior parte dei primi ministri di Israele, a partire dal Primo ministro fondatore David Ben-Gurion. Golda Meir era mia amica, così come lo è stato Yigal Allon, vice primo ministro, che, da generale, conquistò il Negev per Israele nella guerra del 1948 per l’indipendenza.

I miei genitori vennero in Gran Bretagna come rifugiati provenienti dalla Polonia. La maggior parte dei loro familiari sono stati in seguito uccisi dai nazisti nell’olocausto. Mia nonna era a letto malata, quando i nazisti giunsero alla sua città natale, Staszow. Un soldato tedesco la uccise sparandole nel suo letto. Mia nonna non è morta per fornire la copertura ai soldati israeliani che ammazzano le nonne palestinesi a Gaza.
L'attuale governo israeliano sfrutta spietatamente e cinicamente il continuo senso di colpa tra i gentili per la strage degli ebrei nell’olocausto per giustificare la sua uccisione di palestinesi.

L'implicazione è che la vita degli ebrei sia preziosa, ma la vita dei palestinesi non conti. Su Sky News pochi giorni fa, al portavoce dell'esercito israeliano, il Maggiore Leibovich, è stato chiesto in merito all’uccisione da parte israeliana di, in quel momento, 800 palestinesi (il totale è ora di 1000). Ha risposto all’istante che «500 di questi erano militanti».

Questa era la risposta di un nazista.

Suppongo che gli ebrei che lottavano per la loro vita nel ghetto di Varsavia avrebbero potuto essere denigrati in quanto militanti.

Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, afferma che il suo governo non avrà rapporti con Hamas, perché sono terroristi. Il padre di Tzipi Livni era Eitan Livni, il capo delle operazioni dell’organizzazione terroristica Irgun Zvai Leumi, che ha organizzato l’attentato esplosivo dell’Hotel King David di Gerusalemme, in cui perirono 91 vittime, di cui quattro ebrei. Israele è stato partorito dal terrorismo ebraico.
Terroristi ebraici impiccarono due sergenti britannici e fecero esplodere i loro cadaveri.
Irgun, insieme con la banda terrorista Stern, nel 1948 massacrò 254 palestinesi nel villaggio di Deir Yassin.
Oggi, gli attuale governanti israeliani indicano che sarebbero disposti, in circostanze per loro accettabili, a negoziare con il presidente palestinese Abbas, di al-Fatah. È troppo tardi per farlo. Essi avrebbero potuto negoziare con il precedente leader di al-Fatah, Yasser Arafat, che era un mio amico. Invece, lo assediarono in un bunker a Ramallah, dove lo visitai. A causa dei fallimenti di al-Fatah, a partire dalla morte di Arafat, Hamas ha vinto le elezioni palestinesi nel 2006. Hamas è una organizzazione sgradevolissima, ma è stata democraticamente eletta, ed è quel che passa il convento.
Il boicottaggio di Hamas, anche da parte del nostro governo, è stato un errore colpevole, dal quale sono derivate terribili conseguenze. Il grande ministro degli Esteri israeliano Abba Eban, con il quale ho fatto campagna per la pace da molte tribune, ha dichiarato: «Fate la pace se parlate con i vostri nemici.»Per quanti palestinesi gli israeliani possano uccidere a Gaza, non possono risolvere questo problema esistenziale con mezzi militari.
Quando e qualora i combattimenti finissero, ci sarebbero ancora un milione e mezzo di palestinesi a Gaza e altri due milioni e mezzo in Cisgiordania. Essi sono trattati alla stregua di immondizia da parte degli israeliani, con centinaia di blocchi stradali e con gli orrendi abitatori degli insediamenti ebraici illegali che li molestano.

Verrà il momento, non molto lontano da ora, in cui supereranno la popolazione ebraica in Israele. È giunto il momento per il nostro governo di render chiaro al governo israeliano che la sua condotta e la sua politica sono inaccettabili, e di imporre un divieto totale di esportare armi a Israele.
È l’ora della pace, ma la pace vera, non la soluzione attraverso il soggiogamento che è il vero obiettivo degli israeliani, ma che è impossibile per loro da raggiungere.

Essi non sono semplicemente dei criminali di guerra, sono stupidi."

video del discorso del Deputato su citato

mercoledì 21 gennaio 2009

L’attacco israeliano contro Gaza è un’opzione preparata da lunga data. La decisione di attivarlo è stata presa in risposta alla nomina dell’amministrazione Obama. I cambiamenti strategici a Washington sono sfavorevoli per gli scopi espansionistici di Tel Aviv. Israele ha dunque cercato di forzare la mano della nuova presidenza statunitense mettendola dinanzi al fatto compiuto. Ma per organizzare la sua operazione militare, Israele ha dovuto sostenersi su nuovi partner militari, l’Arabia Saudita e l’Egitto, che costituiscono ormai un paradossale asse sionista-musulmano.Riad finanzia le operazioni, rivela Thierry Meyssan, mentre Il Cairo organizza i paramilitari.
Da sabato 27 dicembre 2008, alle 11:30 (ora locale), le forze armate israeliane hanno lanciato un’offensiva contro la striscia di Gaza, inizialmente aerea, quindi terrestre dal 3 gennaio 2009, 18:30 (ora locale). Le autorità israeliane dichiarano che esse riguardano esclusivamente obiettivi di Hamas e di prendere le massime precauzioni per salvare le vite dei civili.

In pratica, occuparsi dei “siti di Hamas” significa distruggere non soltanto gli edifici di questo partito politico, ma anche gli alloggi dei suoi quadri e, soprattutto, tutti gli edifici ufficiali. In altri termini, questa operazione mira a distruggere ogni forma d’amministrazione nella striscia di Gaza.

Il generale Dan Harel, capo di stato maggiore aggiunto, ha precisato: “Quest’operazione è diversa dalle precedenti.. Abbiamo alzato di parecchio il limite ed andiamo in questa direzione. Non colpiamo soltanto i terroristi ed i lanciarazzi, ma anche tutto il governo di Hamas. Miriamo agli edifici ufficiali, alle forze di sicurezza, e scarichiamo la responsabilità di tutto ciò che avviene su Hamas, senza fare alcuna distinzione tra le sue varie ramificazioni.” D’altra parte, “fare il possibile per salvare le vite dei civili” sorge dalla retorica pura e non ha alcuna possibilità di realizzarsi: con circa 3900 abitanti per chilometro quadrato [1], la striscia di Gaza è uno dei territori dalla più alta densità di popolazione al mondo. È materialmente impossibile raggiungere gli obiettivi scelti senza distruggere, allo stesso tempo, le abitazioni vicine.
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di Thierry Meyssan*
Tradutzioni dae Alessandro Lattanzio
http://www.voltairenet.org/article158979.html

AUTORE: Ayman EL KAYMAN
Tradotto da Manuela Vittorelli

Ogni volta che Peres, Livni o Barak (senza dimenticare l'inenarrabile Olivier Rafkowicz, responsabile francofono delle relazioni pubbliche dell'esercito israeliano) pronunciano quella parola sembrano espettorare o sputare un insulto: non dicono mai “Hamás”, ma “Khamás”, cioè sostituiscono l'H araba con una “Kh”, equivalente alla J spagnola.

Hamás, acronimo di harakat al-muqâwama al-'islâmiya (حركة المقاومة الإسلامية) – Movimento della resistenza islamica – si scrive con l'“H”, ح in arabo, però nella bocca dei sionisti la ح si trasforma in “Kh”, cioè in خ.

Il problema è che khamás in ebraico moderno significa “furto, spoliazione”.

Dunque il messaggio subliminale che esce dalle labbra di ogni portavoce dello Stato canaglia quando parla di “Khamás” è da subito negativo, tanto all'orecchio degli ebrei quanto a quello degli arabi, dato che in arabo la lettera “khâ” esprime la... merda. Le mamme dicono ai loro bambini: “Non toccare, è khâ”. Per la stessa ragione, secondo alcuni arabi il ministro egiziano degli Affari Esteri si merita il suo nome, dato che si chiama Abul Gheith (pronunciato “khait” letteralmente il padre della cacca).

Questa premeditata scelta fonetica dei Grandi Linguisti israeliani è assolutamente perversa, tanto più che la “Chet” (ח) l'ottava lettera dell'alfabeto ebraico, rappresenta tradizionalmente la luce e la vita. Ma non dobbiamo stupirci di niente quando si tratta dei dirigenti israeliani, gli stessi che hanno scelto proprio lo shabbat dell'Hannukah – la Festa delle Luci – per dare il via alla cosiddetta operazione “Piombo Fuso” (che è in realtà “Piombo lanciato”) su Gaza.

La domanda che mi faccio è questa: i corrispondenti e gli inviati speciali in Israele dei mezzi di informazione audiovisivi occidentali, che ripetono a pappagallo la pronuncia israeliana di “Khamás”, sono consapevoli di essere complici dell'uso di un'ALSDM (Arma linguistica segreta di distruzione di massa)?

I giuristi internazionali dovrebbero analizzare con somma urgenza la nozione di crimine di guerra linguistico.

Ayman El Kayman, investigatore della AIEL (Agenzia internazionale dell'energia linguistica).

Buona settimana a tutti!
Che la Forza dello spirito sia con voi!


Originale: Coups de dent - Le blog de Ayman El Kayman

martedì 20 gennaio 2009

AUTORI: Mahdi Darius NAZEMROAYA
Tradutzioni dae Manuela Vittorelli

In Medio Oriente c'è la diffusa convinzione che la guerra contro Gaza sia un'estensione della guerra del 2006 contro il Libano. Non c'è dubbio che la guerra nella Striscia di Gaza faccia parte dello stesso conflitto.

Inoltre, dalla sconfitta israeliana nel 2006, Tel Aviv e Washington non hanno abbandonato il progetto di trasformare il Libano in uno stato cliente.

Il Primo Ministro Ehud Olmert ha praticamente detto al Presidente francese Nicolas Sarkozy, in visita a Tel Aviv agli inizi di gennaio, che Israele stava attaccando l'Hamas nella Striscia di Gaza e che un domani avrebbe combattuto l'Hezbollah in Libano. [1]

Il Libano è ancora nel mirino. Israele sta cercando una giustificazione o un pretesto per scatenare un'altra guerra contro il Libano.

Washington e Tel Aviv avevano inizialmente sperato di controllare Beirut attraverso le forze politiche dell'Alleanza del 14 Marzo. Quando risultò chiaro che quelle forze non sarebbero riuscite a dominare politicamente il Libano, si lasciò mano libera all'esercito israeliano con l'obiettivo di rovesciare una volta per tutte l'Hezbollah e i suoi alleati. [2] Nel 2006 le aree in cui il sostegno all'Hezbollah e ai suoi alleati politici era più forte furono oggetto degli attacchi israeliani più violenti nel tentativo di ridurre, se non eliminare, l'appoggio della popolazione.

Dopo la guerra del 2006, la seconda sconfitta israeliana in Libano, Washington e Tel Aviv con l'aiuto di Giordania, Emirati Arabi, Egitto e Arabia Saudita cominciarono ad armare i loro protetti all'interno del Libano perché attuassero l'opzione della lotta armata interna contro l'Hezbollah e i suoi alleati. Dopo il breve periodo di lotte interne tra l'Opposizione Nazionale Libanese e l'Alleanza del 14 Marzo e l'Accordo di Doha, firmato in Qatar il 21 maggio 2008 in seguito al fallimento dell'opzione della lotta armata interna contro l'Hezbollah e i suoi alleati, il piano israelo-statunitense per sottomettere il Libano è stato drammaticamente compromesso.

È stato formato un “governo di unità nazionale” in cui l'Opposizione Nazionale Libanese – non solo l'Hezbollah – ha il potere di veto potendo contare su un terzo dei seggi del governo, compreso quello del vice primo ministro.

L'obiettivo in Libano è il “cambiamento di regime” e la repressione di tutte le forme di opposizione politica. Ma come? I pronostici per le elezioni generali del 2009 in Libano non sono favorevoli all'Alleanza del 14 Marzo. In assenza di un'opzione armata o politica in grado di condurre all'instaurazione di una “democrazia” spalleggiata dagli Stati Uniti, Washington e il suo indefettibile alleato Israele hanno scelto l'unica strada rimasta: una soluzione militare, un'altra guerra al Libano. [3]

Incrociare le armi III: Israele simula una guerra su due fronti contro Libano e Siria
Questa guerra è già a uno stadio avanzato di pianificazione. Nel novembre del 2008, un mese prima dell'inizio del massacro nella Striscia di Gaza, l'esercito israeliano ha condotto delle esercitazioni per una guerra su due fronti contro il Libano e la Siria chiamata Shiluv Zro’ot III (Incrociare le Armi III). [4]

L'esercitazione militare comprendeva la simulazione di un'invasione della Siria e del Libano. Diversi mesi prima Tel Aviv aveva inoltre avvisato Beirut che avrebbe dichiarato guerra a tutto il Libano e non solo all'Hezbollah. [5]

La giustificazione di Israele per questi preparativi di guerra era che l'Hezbollah si era fatto più forte e dopo l'Accordo di Doha faceva parte del governo libanese. L'Accordo era stato firmato nel Qatar tra l'Alleanza del 14 Marzo e l'Opposizione Nazionale Libanese. Vale la pena di osservare che l'Hezbollah era membro del governo di coalizione libanese prima della guerra del 2006 di Israele contro il Libano.

Senza dubbio Tel Aviv citerà il sostegno dell'Hezbollah all'Hamas a Gaza per motivare una guerra preventiva contro il Libano all'insegna della lotta contro il terrorismo islamico. In tale contesto, Dell Lee Dailey, capo della sezione ani-terrorismo del Dipartimento di Stato americano, aveva detto in un'intervista ad Al-Hayat che un attacco israeliano contro il Libano era “imminente” e rientrava nell'ambito della lotta contro il terrorismo. [6]

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imprentau dae: La Nuova Sardegna
iscritu dae:Pier Giorgio Pinna

In tremila a Nuoro per il leader del centrosinistra
Nuove accuse a Berlusconi NUORO. Soru vuole moderare la tirannia del barone Berlusconi. E non solo. A 24 ore dal comizio del premier all’Eliseo, saltato il secondo confronto a distanza dopo la partenza del presidente del consiglio, l’ex governatore accusa uno dei ministri: «Per Scajola la Sardegna va benissimo per una centrale nucleare? Se la faccia a casa sua», ha detto suscitando applausi quasi senza fine.
«Noi preferiamo le fonti rinnovabili», ha proseguito. Di fronte a lui più di tremila persone. Secondo osservatori neutrali, grosso modo un pubblico pari a quello che l’altra sera è venuto qui per sostenere Berlusconi, Cappellacci e la coalizione di centrodestra. «La Regione ha altri obiettivi - ha comunque incalzato Soru tornando sulle questioni energetiche - Vogliamo produrre autonomamente il 40% del nostro fabbisogno entro il 2013». E riguardo al gasdotto Algeria-Sardegna-Toscana, su cui è stato annunciato dal premier un intervento risolutore del governo, ha ricordato: l’accordo «è già stato fatto da Prodi, con tanto di firme dei contratti in un vertice internazionale ad Alghero: tra breve lavori per 400 milioni vedranno in campo decine d’imprese isolane nella realizzazione delle condotte tra il sud e il nord della nostra regione». «In realta, non vogliamo niente da lui: a noi basta che nell’isola non tocchi nulla e lasci le cose come stanno», ha puntualizzato.
A richiamare la necessità di contenere la tirannia dei barones era stata in un canto d’apertura la candidata-artista Elena Ledda, a lungo accompagnata da centinaia di persone che hanno scandito i passaggi più belli del brano battendo le mani a ritmo di musica. E su questo stesso concetto il candidato del centrosinistra è più volte ritornato indirettamente. Intanto avvertendo che occorre una partecipazione popolare, una grande discussione, in modo che la scelta dell’elettore sia fatta in modo maturo. Poi rilevando come quella in corso sia «una strana campagna elettorale». Dove il suo rivale Cappellacci, che continua a non nominare mai, appare messo in ombra dalla sovraesposizione mediatica del premier. «È davvero triste - ha aggiunto - che di questo candidato non si conoscano neanche i programmi». «Ho visto Berlusconi stanotte su Sky durante il suo intervento proprio qui all’Eliseo sabato: ha detto che collaborerà solo se vincerà il centrodestra, mentre io ho collaborato con qualsiasi sindaco», ha precisato. Dopo aver ribadito che per la Sardegna «non c’è bisogno del Piano Marshall», come già aveva fatto l’altro ieri a Tortolì», Soru ha rammentato: «Il governo chiude le scuole, invece noi diamo l’università a tutti». E ha infine confermato l’impegno su sanità e ambiente. «È indispensabile proteggere le coste e allo stesso tempo rivalutare i piccoli centri che stanno a pochi chilometri dal mare», ha chiarito.
Come sempre negli ultimi interventi pubblici, Soru si è voluto soffermare sui punti qulificanti del lavoro svolto alla Regione negli ultimi anni. Auto di servizio ridotte da 750 a 40. Enti, comunità montane e consorzi industriali da 73 a 34. Spese per consulenze contratte del 70%, per personale e gestione del 21%. Ha parlato, anche riferendosi al Nuorese e alle zone interne, del raddoppio degli investimenti in tecnologie e strutture mediche, dei nuovi ospedali, di un risanamento nel settore della sanità che ha evitato l’imposizione di nuove tasse, delle politiche sociali a sostegno delle famiglie, delle coppie in attesa di figli, dei giovani, dei disabili. Spesso interrotto da grida d’incitamento e da cori che ritmavano il suo cognome («Soru! Soru! Soru!»), ha in ultima analisi sottolineato come proprio per tutti questi motivi non si devono «consegnare le chiavi della Sardegna a Berlusconi».
«Come possiamo fidarci proprio noi di una persona che di fronte alla più grave crisi economica mondiale degli ultimi 80 anni non trova di meglio che dirci: sorridete e consumate, consumate e sorridete? - ha soggiunto - È come se il comandante del Titanic ai suoi passeggeri avesse suggerito: ballate, ballate, continuate pure a le danze, così la nave non affonderà». E prima di lasciare l’Eliseo, mentre una folla in festa lo ha osannato come una rockstar sino all’esterno del teatro e mentre Elena Ledda intonava «Nanneddu meu», Soru ha rammentato: «Noi ci battiamo per una società sarda della conoscenza più forte, più ricca, più competitiva: al momento del voto battiamoci tutti insieme per proseguire il rinnovamento della Sardegna».

lunedì 19 gennaio 2009

Il destino di Israele è profondamente impresso in ogni bomba sganciata sui civili palestinesi

IMPRENTAU: Gilad ATZMON
Tradutzioni dae Manuela Vittorelli

La comunicazione con gli israeliani può lasciare stupefatti. Anche ora che l'aviazione israeliana sta assassinando alla luce del sole centinaia di civili, persone anziane, donne e bambini, gli israeliani riescono a convincersi di essere le vere vittime di questa violenta saga.

Chi conosce bene gli israeliani si rende conto che sono completamente disinformati sulle radici del conflitto che domina le loro vite. Spesso sono capaci di mettere insieme ragionamenti rocamboleschi che possono avere senso nelle argomentazioni israeliane ma fuori della loro realtà non ne hanno alcuno. Sono ragionamenti di questo tenore: “quei palestinesi, perché insistono a vivere sulla nostra terra (Israele), perché non possono semplicemente andare in Egitto, in Siria, in Libano o in qualsiasi altro paese arabo?” Un'altra perla di saggezza ebraica suona più o meno così: “di cosa si lamentano questi palestinesi? Gli abbiamo dato acqua, elettricità, istruzione e in cambio vogliono solo buttarci a mare”.

Per strano che possa sembrare, perfino gli israeliani della cosiddetta “sinistra” e della “sinistra” colta non riescono a capire chi sono i palestinesi, da dove vengono e cosa vogliono. Non riescono a capire che per i palestinesi la Palestina è loro casa. Incredibilmente gli israeliani non riescono a capire che Israele è stato costruito a scapito del popolo palestinese, su terra palestinese, sui villaggi, le città, i campi, i frutteti palestinesi. Gli israeliani non capiscono che i palestinesi di Gaza e dei campi profughi della regione sono gente espropriata da Beer Sheva, Yafo, Tel Kabir, Shekh Munis, Lod, Haifa, Gerusalemme e molti altri villaggi e città. Se vi chiedete perché mai gli israeliani non conoscano la loro storia, la risposta è semplice: non gli è mai stata raccontata. Le circostanze che hanno condotto al conflitto israelo-palestinese sono ben nascoste nella loro cultura. Le tracce della civiltà palestinese anteriori al 1948 sono state spazzate via. Non solo la Nakba, la pulizia etnica dei palestinesi autoctoni compiuta nel 1948, non fa parte della memoria collettiva israeliana, ma non è nemmeno menzionata o discussa in alcun contesto accademico o ufficiale israeliano.

Al centro di quasi tutte le città israeliane c'è un monumento che commemora il 1948 ed è costituito da una strana composizione quasi astratta di tubi. La scultura si chiama Davidka ed è in realtà un mortaio israeliano usato nel 1948. Va notato che la Davidka era un'arma estremamente inefficace. Aveva una portata non superiore ai 300 metri e i suoi proiettili causavano danni molto limitati. Anche se la Davidka arrecava scarsi danni, faceva però molto rumore. Secondo la storia ufficiale israeliana, gli arabi, cioè i palestinesi, quando sentivano da lontano i colpi della Davidka scappavano terrorizzati. Secondo la versione israeliana, gli ebrei, cioè i “nuovi israeliani”, facevano un paio di botti e gli “arabi codardi” scappavano come degli idioti. La versione ufficiale israeliana non fa parola dei molti premeditati massacri condotti dal neonato Esercito di Difesa israeliano e dalle unità paramilitari che lo precedevano. Non fa parola neanche delle leggi razziste che impedirono il ritorno dei palestinesi nelle loro case e nelle loro terre [1].

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