venerdì 31 maggio 2013

giovedì 30 maggio 2013

TRIVELLAZIONI GAS METANO DELLA SARAS E IL PROGETTO ELEONORA; 
http://www.unionesarda.it/

La Sardegna cosa ci guadagna?  Gas metano, le speranze e i timori
http://www.videolina.it/video/servizi/45638/arborea-clima-rovente-per-la-presentazione-del-progetto-sul-gas.html
Primo confronto a tutto campo tra Saras, comitato del No e istituzioni


La Saras sostiene che nel sottosuolo della Sardegna centro-occidentale ci siano idrocarburi che possano tornare utili nel mercato energetico. E per questo ha chiesto (e ottenuto) alla Regione il permesso di effettuare delle esplorazioni sotterranee ad Arborea. A opporsi, già da un anno e mezzo, è un comitato di cittadini che ha promosso diverse iniziative pubbliche, contestando il progetto e presentando alcuni rilievi agli uffici regionali. Da allora, presso l'assessorato all'Ambiente, è partita la procedura di Valutazione d'impatto ambientale. 

Cos'è il progetto Eleonora e perché sta incontrando tante resistenze nella popolazione? E le istituzioni pubbliche cosa ne pensano?

Dario Scafardi: «Il nostro è un progetto datato 2006, che è entrato nella sua fase operativa lo scorso anno. Abbiamo ottenuto l'autorizzazione per realizzare un pozzo esplorativo, alla ricerca di idrocarburi. Le licenze ce le ha date la Regione, in considerazione della nostra convinzione di trovare materie prime che possono rivelarsi preziose dal punto di vista energetico. La prima concessione, per un permesso di ricerca, è arrivata nel 2006 (presidente Renato Soru, assessore Concetta Rau), quella per il permesso di esplorazione è stata prorogata nel 2011 (presidente Ugo Cappellacci, assessore Alessandra Zedda). È sbagliato dire che abbiamo fatto tutto di nascosto: i nostri camion giravano per i campi di Arborea e nessuno si è mai lamentato. Anzi, abbiamo sempre incontrato la massima collaborazione». 

Paolo Piras: «L'azione fondamentale del Comitato è stata quella di divulgare e informare la popolazione su che cosa in realtà prevede questo progetto. La domanda da cui bisogna partire è questa: quale modello di sviluppo si vuole creare in Sardegna? Vogliamo ancora insistere sull'industria estrattiva petrolchimica? A questo è necessario rispondere prima ancora di parlare di pozzo. La Saras dice che quando i tecnici giravano per i campi e le aziende di Arborea per sondare la presenza di idrocarburi nel sottosuolo, nessuno si è lamentato. A me invece risulta che in quell'occasione i mezzi pesanti crearono un forte impatto nel territorio, furono distrutte strade e spesso molte famiglie si ritrovavano nei campi alcuni tecnici con macchinari senza che nessuno li avesse autorizzati. E non è neppure corretto parlare di una contrarietà al Progetto Eleonora da parte di un gruppetto di persone. Tutto il territorio si oppone».
 
Giampaolo Diana: «Finora non c'è stato un confronto adeguato. Col Galsi forse seppellito per sempre, la mancata metanizzazione lascia il sistema economico sardo in condizioni di insufficiente competitività. Il metano serve per produrre non energia elettrica ma termica, utile anche per i processi dell'industria agroalimentare e della trasformazione del latte. Non dico che il progetto Eleonora vada sicuramente bene: anch'io ritengo che dall'inizio non ci sia stato il necessario coinvolgimento del territorio, e questo rischia di produrre posizioni radicalizzate. Un progetto simile non può non essere condiviso con il territorio. Da un lato non dobbiamo guardare con ostilità alla possibilità di verificare se nel sottosuolo ci siano giacimenti importanti: sfruttarli sarebbe un interesse collettivo. Dall'altro lato non si possono imporre scelte economiche con arroganza e tracotanza. Ci sono sentimenti popolari da interpretare e rispettare: non credo alle guerre sante, bisogna convincere. Mi chiedo se ci si possa magari spostare appena per saggiare l'esistenza del giacimento. Certo, se si scopre che estrarre quel metano equivale a compromettere la vocazione economica dell'Oristanese, dico fin da ora un netto no».

Stefano Tunis: «Dobbiamo partire da una premessa fondamentale: il metano serve alla Sardegna o non serve? Evidentemente serve. È una risorsa utile perché è un'energia più economica e più pulita. Ha una utilità immediata sia nell'attività aziendale che nella micro economia delle famiglie. L'accesso al metano ha contribuito al benessere dell'Italia e può contribuire senz'altro alla crescita dell'Isola. Su questa base la Regione investì decine di milioni, in vista anche del progetto Galsi, per creare nell'Isola un consumo di metano e quindi avere ricadute positive. E così venne realizzata tutta la rete di canalizzazione per il consumo del metano. La Saras è intervenuta in questa fase. Una società che è nell'Isola da decenni e che, a differenza di altre realtà imprenditoriali, ha sempre dialogato con il territorio. Ora però non possono restare solo questi due soggetti, portatori di interessi di parte, il privato e il territorio. La responsabilità politica della Regione è evidente. Occorre cerare un terreno di dialogo tra le parti. Non possono esserci solo le ragioni ingegneristiche come, di contro, non può ridursi tutto a una rigida posizione emotiva». 

Giulio Casula: «La potenzialità nella zona dell'Oristanese è di circa 3 miliardi di metri cubi e il metano può costituire un elemento di sviluppo perché il resto dell'energia in Sardegna rischia di avere costi insostenibili per le imprese. L'impianto che abbiamo pensato per Arborea è stato progettato con tutte le migliori tecnologie possibili. Non ci saranno danni per l'ambiente e per le realtà produttive del territorio. Lo studio d'impatto ambientale che abbiamo realizzato è trasparente e riteniamo che l'attuale contrapposizione possa essere superata col dialogo e con una più approfondita conoscenza tecnica del progetto. Abbiamo effettuato i primi “assaggi” sul terreno senza utilizzare micro-cariche e ogni danno ai privati, anche piccolo, è stato risarcito».

Giorgio Locci: «La politica regionale non si è ancora fatta carico del problema. Quella locale ha invece espresso pareri, rispettabilissimi, che devono essere di stimolo a una valutazione che guardi comunque agli interessi regionali. Ho gli stessi timori dei comitati di cittadini, ma credo ci siano i metodi per verificare se possono esserci impatti negativi sull'ambiente e sulle attività economiche del territorio. Del resto anche l'attività zootecnica, come sappiamo, pone problemi di impatto ambientale. E anche quel settore, come ogni altro, condivide la sofferenza per i costi elevati dell'energia. Ma se guardiamo all'Emilia-Romagna, vediamo che a margine della Food Valley, comparto dell'agroalimentare che possiamo paragonare alla zona di Arborea, sussistono più di 200 pozzi di gas».
 
l'ambiente dove la SARAS vuol fare le trivellazioni  gas ad arborea vivono gli aironi rosa "SU POPULU ARRUBIU"

Michela Murgia: «Mandare i camion in giro per Arborea e annotare che nessuno ha nulla da ridire non equivale a sostituire il processo partecipativo. Il progetto andava spiegato per stimolare domande e partecipazione. La popolazione che oggi si lamenta non può dunque essere rimproverata di fare un'obiezione tardiva. Bisogna invece ammettere che non c'è stato nessun processo partecipativo. Ho sentito parlare di Food valley e paragonare il distretto di Arborea a quello di Reggio Emilia ma ci si dimentica che i prodotti della pianura padana vanno soprattutto sul mercato internazionale e col marchio Made in Italy. Arborea ha invece un mercato locale e il suo nome equivale alla sua immagine come paese, dove da sempre c'è un sistema integrato».

Antonello Liori: «Le reazioni della popolazione vanno tenute nella giusta considerazione. Però il problema dell'energia è strategico, in una regione che è l'unica rimasta senza metano: e non sappiamo se si farà mai il Galsi. Penso che non si possa dire di no a tutto, e che non ci si possa muovere in base all'emotività: ora è in corso la Valutazione d'impatto ambientale, che è l'unico strumento tecnico che ha la classe politica per certe valutazioni. Se da quella verifica emergerà che non ci sono pericoli sarà sicuramente un punto a favore della Saras. Però aspettiamo di vedere anche quanto gas c'è, se valga la pena estrarlo». 

Emanuele Cera: «La Provincia, in piena sintonia con quello che è il sentimento del territorio, si è espressa all'unanimità contro il progetto di estrazione di idrocarburi nella piana di Arborea. Ma non solo di Arborea. L'intervento coinvolge quasi l'intero territorio provinciale per oltre 44 mila ettari. Ci preoccupano gli aspetti ambientali e l'impatto di tipo socio-economico. Progetto Eleonora andrebbe a compromettere il comparto agroalimentare e tutta l'attività primaria fondamentale per l'economia del territorio, che è un'eccellenza in campo regionale: il sistema Arborea con i suoi 35 mila capi bovini altamente selezionati, e una produzione giornaliera di oltre 500 mila quintali di latte. Ma c'è anche l'ortofrutta, il comparto viticolo e il sistema avicolo. Tutte eccellenze di produzioni che saranno compromesse dalla realizzazione di un pozzo per l'estrazione di metano». 
Se il progetto andasse a buon fine la Sardegna cosa ci guadagnerà?
Dario Scafardi: «I prezzi non li facciamo noi ma il mercato. Oggi con l’olio combustibile e domani, se tutto andrà per il meglio, con il metano. Una cosa è certa: l’olio combustibile non è conveniente, costa mediamente circa il 30% in più del gas. E in futuro il suo prezzo è destinato a crescere, mentre quello del metano calerà. Ora viene formato, per convenzione, prendendo a riferimento il punto di consegna virtuale, un po’ come accade nel mercato dell’energia. A beneficiare del minor costo della produzione di energia sarebbero le grosse aziende come Eurallumina e Alcoa, ma non solo.Voglio precisare che Saras si limiterebbe ad estrarre il metano, ma a commercializzarlo sarebbero altri soggetti. Sulle royalties il discorso è aperto: c’è una previsione di legge (10%) ma ci sono anche esempi di altre realtà in cui, a seguito della contrattazione con le istituzioni, si è raggiunto un accordo per percentuali più alte».
 Michela Murgia: «La politica sarda è di fronte a una scelta strategica per i prossimi 20 anni. Deve scegliere se continuare con l’industria pesante, che si è rivelata fallimentare, o se puntare su tecnologia e altre forme innovative. Le scelte energetiche andranno di pari passo. Ma il piano di sviluppo dell’Isola non può essere dettato da Saras o altri privati che, legittimamente, sono portatori di interessi diversi da quelli generali. Loro cercano di fare utili, com’è giusto che sia per un imprenditore. Noi, ad esempio, vorremmo sentire parlare di prezzi. Già oggi, con i prodotti della sua raffineria, la Saras non fa sconti ai sardi, anzi. Perché dovrebbe farli col metano? Se ci aggiungiamo che i giacimenti di cui stiamo parlando sono piccoli e rischiano di estinguersi entro pochi anni, non è nemmeno certa l’economicità dell’operazione». 
Giampaolo Diana: «Non voglio pensare che, nel 2013, non si possa estrarre gas in modo compatibile con altre attività economiche. Se ci fosse l’occasione di avere energia termica a costi bassi, non dovremmo sciuparla. Due esempi: per i costi energetici, le ceramiche di Sassuolo con materia prima prelevata nell’Isola costava no il 27% in meno delle stesse pianelle prodotte qui, malgrado il trasporto. E nell’Isola non si produce più una sola bottiglia di vetro,per il costo di sfruttamento delle sabbie silicee. Pure la serricoltura, la viticoltura e il settore lattiero-caseario soffrono il fatto di pagare l’energia il 30% in più che nel resto d’Italia. Perciò auspico un confronto al livello più alto possibile». 



Antonello Liori: «Io sono un po’ critico con la Saras, e pure con la Regione. Si parla di un risarcimento del 10% per le casse comunali, che a me sembra insussistente. In Africa hanno tolto da tempo l’anello al naso e per progetti simili impongono ricadute del 25-30%. In Danimarca creano società col 20% di azionariato locale. Qui, se il giacimento fosse di un miliardo di metri cubi, applicando il 10% a un prezzo di 35 centesimi di euro per metro cubo la Regione incasserebbe 350 milioni. Non può essere questa la compensazione». Il progetto è suscettibile di modifiche dopo il confronto con Regione e territorio, o è “blindato”?
Dario Scafardi: «Il gas che c’è nel sottosuolo è di proprietà della Regione, che deciderà cosa farne. Bisogna anzitutto capire se ce n’è, in quale quantità e di quale qualità. Poi occorrerà negoziare una concessione e capire quali siano le possibili condizioni del rapporto tra pubblico e privato. Partiamo da Arborea, ma abbiamo un progetto simile per il Campidano, perché secondo le prime evidenze quella è la zona in cui potremmo trovare più metano. Se lo dovessimo trovare credo che questo rappresenterebbe un vantaggio anche per le aziende zootecniche di quel territorio. Non mi pare che nemmeno a loro convenga pagare l’energia il 30% in più di quel che sarebbe possibile grazie al metano».
Paolo Piras: «Lo studio diimpatto ambientale prodotto dalla Saras è carente in molte parti. Liquida in poche pagine la parte che riguarda l’impatto sulla salute dei cittadini, non è corretto neppure per quanto riguarda la produzione di Idrogeno solforato che è un gas altamente tossico presente nell’attività estrattiva. Ma soprattutto non fa riferimento a nessuna bibliografia scientifica. Lo abbiamo fatto noi. Abbiamo due studi che parlano delle conseguenze sulla salute non solo dai pozzi estrattivi ma anche dall’attività esplorativa. Si fa riferimento anche alle alterazioni genetiche nei bambini».
Giorgio Locci: «Vorrei che Saras approfondisse meglio alcune criticità evidenziate dai comitati. Bisogna capire bene qual è l’impatto dell’impianto, quando fosse operativo e a regime. Se riusciamo a essere sicuri che non ci saranno impatti negativi, e se la Regione avrà la possibilità di controllare questi aspetti, allora la politica dovrà valutare la questione in termini di interesse regionale: in caso di rischio ambientale pari a zero, credo che l’indotto per la Sardegna sarebbe positivo».
Giulio Casula: «L’autorizzazione di cui disponiamo è quella per un pozzo esplorativo. Se il progetto andasse a buon fine noi vorremmo occuparci dell’estrazione, mentre la distribuzione e la commercializzazione del metano sarebbe affidata a un altro soggetto. Non ci sarà alcun danno né per le attività produttive presenti sul territorio né per il settore della pesca. Utilizziamo tecnologie che hanno un impatto minimo e il nostro studio ambientale lo dimostra».
Stefano Tunis: «Serve un dialogo che superi il terreno tecnico e quello dell’emotività. Dopo l’esito della Via, se sarà positivo, a quel punto non sarà più possibile tenere la discussione solamente su un livello tecnico, ma neppure su un piano condizionato dall’emotività. Se questo non avviene, il rischio è quello di avere un conflitto come è avvenuto per la Tav. La Regione deve moderare e fare da intermediaria in questo confronto». Come si può favorire il confronto? Sareste favorevoli a un referendum?
Antonello Liori: «Non sono assolutamente contrario a un referendum. È anche vero, come dice Giampaolo Diana, che potrebbe apparire un fallimento della politica: ma se una Provincia intera dice che lo vuole, io essendo un democratico ne prendo atto. Nel caso però dovrebbe esprimersi tutta la Sardegna, perché riguarda lo sviluppo di tutta l’Isola».
Giampaolo Diana: «È un problema di democrazia. Bisogna guardare all’interesse collettivo: non può certo rappresentarlo Saras, che è un privato e giustamente fa i suoi conti. L’interesse collettivo è avere il metano: dal Galsi, da Saras o da altri, non importa. Come costruire un processo partecipativo per decidere? Il referendum può essere una scorciatoia per una politica che non riesce ad assumersi la responsabilità delle decisioni. Non vorrei arrivarci: è un momento di rottura, sarebbe il fallimento della politica. Se fossi il presidente della Regione, proverei a provocare un confronto proficuo tra le parti».
Michela Murgia: «Sento parlare di referendum, che non è certamente il massimo del processo di partecipazione. Ma se fosse l’unico strumento in campo non ci spaventerebbe di certo. Continuo a battere sul punto della convenienza per i sardi: non abbiamo certezze che i prezzi del metano per i consumatori sarebbero competitivi, non registriamo impegni sulla questione delle compensazioni ai cittadini che subirebbero un oggettivo danno dalla localizzazione di una centrale estrattiva e non abbiamo nemmeno mai avuto risposte da Saras a proposito della recente ricerca che certifica come i bambini vissuti vicino alla raffineria di Sarroch presentino una mutazione del Dna. Oggi i privati sono portatori di interessi soggettivi e non possono regalarsi da soli la comprensione delle popolazioni dell’Oristanese. Per ora abbiamo solo capito che, estraendo il metano, la Saras abbatterebbe di circa 20/30 milioni la sua bolletta energetica. Sento addirittura di progetti che puntano a trasformare in piana estrattiva il Campidano, dove c’è la maggiore concentrazione di terre fertili dell’Isola. Saras è legittimata a pensarlo, la Regione cosa risponde?».
Emanuele Cera: «Noi siamo portatori degli interessi della comunità e abbiamo delega per esprimere la nostra contrarietà al progetto. Chiediamo alla Regione che si faccia garante di tutto questo».
Dario Scafardi: «I dettagli economici del nostro progetto devono ancora essere esplicitati e valutati. La Sardegna ha una indubbia ricchezza nel suo sottosuolo, occorre capire se la vuole utilizzare o se voglia continuare a comprare l’energia da fuori, mettendosi di fatto in condizioni di non competere. Noi per primi abbiamo interesse a rispettare l’ambiente e siamo certi di poter dimostrare che il progetto di esplorazione da noi proposto non comporta nessun impatto permanente.Anzi, il camping che è presente nell’area interessata potrà continuare a lavorare, visto che la nostra trivella non rimarrà sul territorio per più di sei mesi. Siamo disposti a mettere a disposizione di chiunque voglia analizzarla tutta la documentazione tecnica in nostro possesso. Un nuovo caso Furtei? Non conosco nel dettaglio quanto accadde in quella zona mineraria, ma posso assicurare che i luoghi verranno ripristinati immediatamente dopo la fine dell’esplorazione. Ripeto: vogliamo dare a tutti l’opportunità di dissipare i dubbi. Il dialogo dev’essere vero e costruttivo: noi siamo certi di poter dimostrare le nostre ottime intenzioni. E vogliamo porre con forza un tema: la questione del metano da estrarre va posta, Saras o non Saras».
Michela Murgia: «Il no al progetto è giustificato da pochi ma chiari dati di fatto: il prezzo del metano non sarebbe più conveniente per i sardi perché tutto sarebbe rimesso al mercato, non ci sarebbero ricadute occupazionali ma tutto verrebbe rimandato all’indotto, non ci sono sostanziose royalties da versare alla Regione, che potrebbe poi metterle a disposizione di tutti i sardi, ma c’è solo la certezza di un forte impatto ambientale. Non può essere un’azienda privata e tantomeno i tecnici della Regione a stabilire il futuro di quest’Isola».

mercoledì 29 maggio 2013

La solidarietà europea di fronte alla crisi dell'Eurozona
Perché una taglia unica non va bene per tutti - Il caso dell'Italia
Claudio Borghi 
Tradotto da  Henry Tougha


Gentili Signori,
vorrei offrirvi un breve viaggio che comincia qui e termina in Italia, il mio paese, e al termine di questo viaggio spero sarà chiaro che tavolta ci sono matrimoni che sarebbe molto meglio non celebrare. Un brillante economista italiano, il professor Alberto Bagnai, ha perfino scritto un racconto: "Il romanzo di Hans Centro e di Maria Periferia", prevedendo ciò che avverrà in futuro se dovessimo insistere nel mantenere questo fidanzamento troppo a lungo, e le conseguenze sono assai cupe. Non c'è niente di male nell'amicizia, talvolta può sfociare in un matrimonio, ma il più delle volte è meglio restare solamente amici. E per l'Europa è proprio il caso.




Cominciamo dagli anni novanta: lo SME era un precursore dell'Euro, con tassi di cambio pressoché fissi. Questa situazione iniziò ben presto a generare in Italia un pesante deficit della bilancia commerciale, e il deflusso di denaro fu contrastato esattamente con gli strumenti sbagliati che stiamo utilizzando oggi: un forte aumento delle tasse (il governò tassò addirittura i depositi bancari durante la notte, prelevando una percentuale a qualsiasi Italiano avesse un saldo attivo sul suo conto corrente), un aumento dei tassi d'interesse fino al 18%, ed esattamente la stessa retorica che stiamo sentendo oggi, a proposito del disastro di un'uscita dallo SME. Come forse ricorderete, dopo che la Banca d'Italia ebbe bruciato tutte le riserve di valuta estera, alla fine l'Italia fu costretta ad abbandonare lo SME e la lira svalutò di circa il 20%.

Come potete vedere in questa tabella, l'effetto sulla bilancia commerciale fu pressoché immediato e aprì la strada all'ultimo "miracolo italiano" degli anni novanta, ossia l'ultimo periodo di crescita che l'Italia ricordi. 


Notate la bilancia commerciale dei paesi dell'Eurozona: l'Italia era in surplus, la Germania in deficit. Tutto un altro mondo. Considerate che il debito pubblico italiano non era diverso da oggi, ma non era oggetto di preoccupazione. Lo shock si rifletteva sul tasso di cambio, nessuno avrebbe pensato di vendere i titoli del debito pubblico sotto la parità. Notate anche che molte delle tremende conseguenze prefigurate in caso di uscita dallo SME, esattamente dagli stessi nomi (uno dei più rumorosi fu proprio Mario Monti) che ora mettono in guardia sulla catastrofe di un'uscita dall'Euro (crollo del sistema bancario, iperinflazione, impossibilità di comprare petrolio e materie prime) non si verificarono neanche lontanamente. L'inflazione addirittura scese dello 0,5% a confronto con l'anno precedente.

Poi venne l'Euro e l'Italia fu attirata con successo nella stessa trappola. Dopo aver bloccato di nuovo il naturale strumento di equilibrio rappresentato dal tasso di cambio variabile, il fantasma del deficit commerciale ritornò con moltiplicata potenza, e stavolta su scala europea. 
Penso che questa tabella non abbia bisogno di commenti. Si potrebbe scavare a fondo sulle ragioni del boom tedesco. E' evidente che si tratta del risultato di un'aggressiva compressione salariale che ha ampliato il gap di competitività con l'euro-periferia, i cui deficit venivano riempiti da enormi flussi di capitali investiti dall'Europa core nei paesi ormai "senza rischio di cambio". L'arrivo dei flussi di capitali ha spinto in alto l'inflazione, allargando sempre più il gap di competitività e alimentando un debito privato fuori controllo, che ha finito per schiacciare la maggior parte dei paesi dell'euro-periferia. Guardate il grafico seguente: dal 1999 al 2007 la variazione del debito privato è in rosso e quella del debito pubblico in blu, e questo è quanto per un altro dei miti di questa crisi: quello che recita "la colpa è del debito pubblico".
Cos'è andato storto? Nulla di strano, in realtà un esito diverso sarebbe stato alquanto improbabile visto che l'Eurozona violava apertamente i più basilari requisiti per un'Area Valutaria Ottimale, e alla fine l'Euro si è rivelato nient'altro che la solita trappola dell'aggancio valutario per i paesi deboli, portando al classico ciclo di Frenkel. L'aumento delle imposte in un paese già martoriato di tasse come l'Italia ha schiacciato l'economia, e il gettito aggiuntivo è finito ai creditori dell'Europa del Nord via fondo salva stati e prestiti alla Grecia e ad altri paesi della periferia. L'Italia aveva un'esposizione praticamente nulla verso il debito dei paesi periferici.

Si può capire la pericolosità della situazione se solo pensiamo che in condizioni normali uno shock in un paese fa scendere il valore della sua moneta, che così aiuta la sua economia. Nell'Eurozona siamo riusciti a costruire il mostro di un sistema che peggiora le condizioni di un'area sotto shock, facendo aumentare il costo del suo indebitamento.

Ora passiamo alle soluzioni e vediamo perché l'opzione "più Europa" viene negata dall'esempio dell'Italia.

Quasi tutti concordano che ci sono solamente tre vie per uscire da questa situazione: una rottura dell'Euro, una rapida deflazione via tagli salariali nella periferia (possibilmente accompagnata da un aumento dei prezzi in Germania), e il mantra "più Europa". Da Krugman in giù esiste un qualificato consenso sul fatto che una profonda deflazione non sarebbe realistica, né socialmente e nemmeno economicamente, a causa del peggioramento del peso del debito se il PIL dovesse crollare ancora. Diamo dunque uno sguardo a ciò che l'esempio dell'Italia ci può raccontare sull'integrazione forzata di aree economicamente differenti.

L'Italia è un caso di studio estremamente interessante sull'integrazione, perché comprende aree estremamente diverse in termini di potenza economica. Possiamo dire che la moneta unica "Lira" ha unificato un Nord Italia Tedesco, un Centro Francese e un Meridione Greco, con il vantaggio di una lingua comune. Com'è stato ottenuto l'equilibrio? Nel solo modo possibile in un'area valutaria non ottimale, cioè via importanti trasferimenti fiscali interni. Ciò significa che per poter replicare il "modello italiano" la Germania dovrebbe pagare per gli altri nello stesso modo in cui il Nord Italia fa per il resto del paese, ma anche se questa situazione fosse politicamente gestibile (ed io sospetto che non lo sia), non sarebbe affatto desiderabile, ed esattamente per via di ciò che è andato storto in Italia.

Per rendere l'idea: immaginate che la forza economica e industriale del Nord Italia sia "10" e che lo stesso valore debba essere dato ad un'ipotetica valuta del Nord, mentre il valore per il Sud è "2". La valuta "Lira" sarebbe scambiata a una media delle due aree, diciamo "6". Il risultato è che il Nord ottiene una valuta più debole rispetto alla sua forza, mentre il Sud ne ha una più forte. Le industrie del nord diventano così molto competitive ed esportano con successo sul mercato mondiale ed anche sul mercato interno, mentre nel giro di poco tempo le fabbriche del Sud chiudono e rimangono in vita solo i settori al riparo dalla competizione (turismo, cibo di qualità), non abbastanza per essere autosufficienti. Ben presto è risultato evidente che la situazione del Sud era insostenibile e che i programmi per "rilanciare" l'economia del sud drenavano soldi dal Nord, portandosi via molto del suo surplus commerciale. La pressione fiscale ha cominciato a salire in modo rapido e progressivo, mirando a colpire le industrie di successo del Nord e raccogliere risorse per finanziare le necessità di un Sud alla fame, e così l'equilibrio è stato ripristinato.


Capite il ciclo? Il Nord è competitivo grazie a una moneta debole, accumula extra profitti e questi profitti vengono drenati per pagare un Sud la cui crescita è resa impossibile da una moneta troppo forte. Posso immaginare che molte industrie tedesche vedano solo il lato competitivo delle industrie del Nord Italia, non sapendo che dall'altra parte esse sono gravate da un carico di tasse e di limitazioni, senza alcun aiuto dallo Stato, senza infrastrutture decenti, perché molto del denaro viene portato via per riaggiustare lo squilibrio interno.

Cosa è accaduto del denaro mandato al Sud? Sono stati fatti molti tentativi di creare industrie, con forti incentivi ad avviare attività commerciali, ma se non c'è un "reale" interesse economico a mantenere un impianto aperto e l'unica ragione sono i finanziamenti pubblici, il risultato è che non viene fatto nessun serio investimento, perché il flusso di denaro che arriva dallo Stato potrebbe interrompersi in qualsiasi momento, ed è stabilito anno per anno con la legge finanziaria.

In molti casi la risposta è stata semplicemente quella di creare lavoro dal nulla, con un numero sproporzionato di dipendenti pubblici. Molti analisti fanno notare situazioni ridicole, come il fatto che a quanto pare in una piccola regione come la Calabria ci sono più guardie forestali che nell'intero Canada. Lo Stato ben presto diventa il principale datore di lavoro del Sud. La sgradita conseguenza di avere un flusso costante di denaro (circa cinquanta miliardi all'anno in media, ma anche di più se si considerano i servizi) intermediato dallo Stato dal Nord al Sud, è la creazione di una rete di corruzione di politici e manager pubblici che mirano ad ottenere profitti dall'immenso potere di decidere l'allocazione delle risorse. Lo scambio di "voti per lavoro" si è radicato rapidamente nella cultura del Sud Italia nel momento in cui è diventato chiaro che non c'era alcuna realistica possibilità di competere in attività economiche "normali".

Inutile dire che anche questo difettoso equilibrio è andato in frantumi con l'Euro. Una volta che l'intero paese ha ricevuto la stessa moneta forza "10" del resto d'Europa la competitività delle industrie del Nord Italia è immediatamente crollata, ma la loro forza sarebbe stata sufficiente a mantenerle sul mercato, se non che sfortunatamente il peso dei trasferimenti fiscali interni era ancora saldamente in atto, e così per quanto la cosa sia stata mascherata per un po' di tempo da flussi di capitali in arrivo a basso costo, la debolezza alla fine le ha fatte saltare. Naturalmente se per un'economia del Sud a forza "2" la difficoltà a raggiungere la Lira a forza "6" era quasi insormontabile, la difficoltà ulteriore a raggiungere un Euro a forza "10" ha definitivamente cancellato ogni pur minima speranza di successo.

Dovrebbe essere chiaro che diventare una grande economia  Italiana non è conveniente per l'Europa, né dal punto di vista di quelli che dovrebbero pagare, né da quello di coloro che sarebbero costretti a ricevere gli aiuti. Una "mezzogiornificazione" dell'Europa è l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno: è inefficiente, apre la strada alla corruzione e fomenta l'odio tra i popoli, i quali vedranno solo il loro denaro portato via senza poter afferrare l'intero quadro della situazione. L'unica via di uscita realistica è quella di stabilire delle aree valutarie conformate meglio, dove le economie siano libere di salire o scendere in base alle loro forze, e non per un sistema dirigistico di trasferimenti interni. Dividere l'area Euro in due potrebbe essere il primo passo verso una più profonda amicizia futura tra gli Europei, senza cadere nell'abisso di odio che spesso si crea in un matrimonio fallimentare.

Per concessione di Voci Dall'Estero
Fonte: http://european-solidarity.eu/ClaudioBorghiAquilini.pdf

martedì 28 maggio 2013

Nuovo ceppo di influenza aviaria H7N9 spaventoso balza dalla Cina a Taiwan; trasmissione umana già raggiunto?
tradusiu dde https://translate.google.it/?hl=it&tab=TT

 http://www.naturalnews.com/040059_H7N9_bird_flu_China.html#ixzz2UcUXJJhU

da Mike Adams ,


(NaturalNews) Il ceppo di influenza H7N9 uccello è in aumento, che ha già ucciso 22 persone in Cina, mentre infettando 108. Questo è un tasso di uccidere il 20% - tra i più alti mai assistito a un ceppo di influenza aviaria. Si è diffusa anche al di fuori della Cina, infettando un cittadino di Taiwan che ha portato l'infezione torna a Taiwan ed ora riposa in condizioni critiche in un ospedale di Taiwan.autorità sanitarie della regione non hanno ancora detto questo ceppo di influenza aviaria ha raggiunto da uomo a trasmissione-umano, ma sembra sempre più probabile che una tale caratteristica sia già esiste o si svilupperà molto velocemente. Questo perché il virus si è diffuso tra i polli senza sintomi che mostrano . Non ha i polli malati, in altre parole, permettendo polli ad essere "portatori furtivi" di un virus che può facilmente saltare a ignari esseri umani. H7N9 è un virus "triplo riassortimento" che combina codice genetico di tre diversi ceppi di virus influenzali . Questo lo rende "... uno dei virus influenzali più letali che abbiamo visto finora", ha detto Keiji Fukuda , il vicedirettore generale per la sicurezza sanitaria con l'Organizzazione Mondiale della Sanità. "Questo è un virus particolarmente pericoloso per gli esseri umani." Poiché il virus può tranquillamente diffuso tra i polli non sintomatici, altre centinaia di persone si sono quasi certamente già stati infettati con esso. Nelle prossime settimane, ci sarà probabilmente vedere ancora più vittime ricoverate in ospedale e ucciso da H7N9.

Trasmissione da uomo a uomo già raggiunto?
Come Yahoo News report, che è la Cina rappresentante Michael O'Leary ha pubblicato i dati mostrano che la metà delle persone con infezione da H7N9 ha avuto alcun contatto con pollame . Se fosse vero, questo sarebbe una prova evidente che H7N9 ha già raggiunto "da uomo a uomo, "trasformandolo in un" influenza incubo "che potrebbe essere già diffondendo in tutta la popolazione. Che lo stato non ancora provato, però, e più l'osservazione è necessaria prima una simile conclusione potrebbe essere motivata. "Se H7N9 dovesse adattarsi stabilmente per gli esseri umani, sarebbe probabilmente incontrare con poca o nessuna immunità umana", scrive Peter Horby da Nature. com . "Rilevamento e monitoraggio di un virus H7N9 parzialmente adattato agli esseri umani in una città grande come Shanghai o Pechino sarebbe difficile, il monitoraggio di un virus completamente adattato sarebbe impossibile e potrebbe facilmente diffondersi a livello nazionale e internazionale orientale.. La Cina è oggi uno dei più centri 'collegati' di popolazione del mondo. settanta per cento della popolazione mondiale vive al di fuori della Cina nel giro di due ore di un aeroporto collegato alle regioni scoppio di un volo diretto o di una singola connessione (vedi go.nature.com/tvfev8). Viaggi restrizioni o di screening confine non conterranno una pandemia di influenza a lungo. "

Attenzione al clamore vaccino

Naturalmente, tutti noi abbiamo il diritto di essere scettici su qualsiasi influenza aviaria paura mongering. Sappiamo che sia l'OMS e il CDC di routine clamore malattia infettiva per lo scopo primario di spingere le vendite del vaccino . L'che notoriamente ha dichiarato una "pandemia fase sei" nell'ultima focolaio di influenza, e solo più tardi abbiamo appreso che la maggior parte dei decisori presso l'OMS sono state ricevendo tangenti finanziari da produttori di vaccini . Per quanto ne sappiamo, infatti, sono le aziende produttrici di vaccini che sono in realtà sviluppando e rilasciando queste armi biologiche in Cina al fine di vendere più vaccini. Questo scenario esatto è già stata descritta da un colonnello cinese ...

H7N9 è un arma biologica governo degli Stati Uniti?

Il colonnello Dai Xu dell'Esercito di Liberazione del Popolo ha detto ai primi di aprile che H7N9 era un arma bio-psicologico costruito da potenze occidentali e pubblicato in Cina, al fine di destabilizzare la regione. I suoi commenti sono stati respinti dal governo cinese, ma dietro le quinte, molti pensano che possa essere corretta. già sappiamo, per esempio, che l'esercito americano funziona regolarmente sullo sviluppo mortali nuovi ceppi di influenza come parte della sua ricerca di armi biologiche. Questo non è contestato. E 'anche vero che armi biologiche sono scomparsi da laboratori governativi statunitensi, tra cui il Laboratorio Nazionale di Galveston in Texas. Così l'idea che un arma biologica sviluppata dal governo statunitense potrebbe trovare la sua strada per la Cina non è così inverosimile come potrebbe sembrare a prima vista . C'è anche il fatto che gli Stati Uniti e la Cina sono già in guerra per molti versi segrete. Cina abitualmente ruba segreti militari USA, per esempio, e gli Stati Uniti stanno apertamente impegnato in una aggressiva guerra valutaria che sta danneggiando la Cina. Nel frattempo, la Cina sta giocando "giochi di guerra di debito" con la partecipazioni di debito degli Stati Uniti, anche se gli Stati Uniti si sta erodendo il valore di quel debito attraverso un processo di creazione di moneta attraverso il FED. C'è molto di più in corso dietro le quinte di quanto tu possa mai trovare riportato sulla CNN, e l'idea che questo possa essere entrati nel regno di armi biologiche non è irragionevole. Inoltre, una pandemia serve anche gli interessi dello Stato, perché ogni volta che c'è il panico, la maggior parte delle persone istintivamente guardano al governo per salvarli

Learn more: http://www.naturalnews.com/040059_H7N9_bird_flu_China.html#ixzz2UcUDeaAS


Spaventoso il virus H7N9 : "Le autorità devono assolutamente essere allarmate e prepararsi alla peggiore delle ipotesi!"
http://www.shtfplan.com/
di Mac Slavo


Nella storia dell’umanità, le pandemie sono responsabili della morte di centinaia di milioni di persone. Una volta che iniziano, sono difficili da controllare. Con un virus H7N9 che ha ora una velocità di mutazione di 8 volte quella degli altri virus influenzali, potrebbe diventare ben più mortale di quanto non sia in questo momento e più contagioso col passare del tempo.
 Mentre ,il Center for Disease Control e Prevention regista Tom Frieden suggerisce che ci sia  alcun motivo di panico  sul ceppo di influenza H7N9 e dice che gli americani, "andare sulla loro vita quotidiana," questo virus particolarmente pericoloso ha interessato i funzionari del CDC a tal punto che stanno  rapidamente lavorando per sviluppare  un vaccino efficace in caso si fa strada verso il Nord America.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il virus dell'influenza H7N9 uccello èuno dei ceppi di influenza più letali mai identificati. Il primo caso è apparso in Cina a fine febbraio e allora si è diffuso a decine di altri, con almeno 109 casi  essendo stati segnalati all'OMS finora, 22 dei quali hanno provocato la morte. Ciò equivale a un tasso di uccidere il 20%. Si tratta di conferme di laboratorio, così con ogni probabilità ci sono centinaia, forse migliaia, di altri che possono essere infettati con il virus che non hanno ricevuto cure mediche.
Nelle ultime 24 ore i funzionari di Taiwan hanno confermato il primo caso del virus al di fuori della Cina. Il paziente è stato inizialmente ricoverato in ospedale il 12 aprile, ma la conferma del virus non è venuto fino a quasi due settimane più tardi, il che suggerisce che i numeri ufficiali e la realtà sul terreno è completamente diverso.
Inoltre, come riportato da OMS, la metà dei casi di H7N9 individuati sono individui che hanno avuto alcun contatto precedente con il pollame .
Se fosse vero, questo sarebbe una forte evidenza che H7N9 ha già raggiunto "da uomo a uomo", trasformandolo in un " incubo influenza"che potrebbe essere già diffondendo in tutta la popolazione.
Che lo stato non ancora provato, però, e più l'osservazione è necessaria prima una simile conclusione potrebbe essere motivata.
"Se H7N9 dovesse adattarsi stabilmente per gli esseri umani, sarebbe probabilmente incontrare con poca o nessuna immunità umana", scrive Peter Horby da  Nature.com . "Rilevamento e monitoraggio di un virus H7N9 parzialmente adattato agli esseri umani in una città grande come Shanghai o Pechino sarebbe difficile, il monitoraggio di un virus completamente adattato sarebbe impossibile. E potrebbe facilmente diffondersi a livello nazionale e internazionale. "
Fonte: Natural News
Mentre la trasmissione tra esseri umani non è ancora confermato, il South China Morning Post cita uno studio spaventosa che suggerisce che il virus sta mutando a una velocità allarmante:
La nuova influenza aviaria potrebbe essere mutando fino a otto volte più velocemente di un virus influenzale media intorno a una proteina che si lega agli esseri umani, un team di ricercatori a Shenzhen, dice.
Dr Egli Jian Kui, professore associato presso l'Università del Sud della Scienza e della Tecnologia della Cina, ha detto ieri che le autorità dovrebbero essere allarmati per i risultati delle loro ricerche e di intensificare gli sforzi di monitoraggio e controllo per prevenire una possibile pandemia.
...
"E 'successo in una o due settimane. La velocità non può essere raggiunto con l'HIV, ma è abbastanza inusuale per una influenza. "
La mutazione veloce rende il virus 'sviluppo evolutivo molto difficile da prevedere. "Non sappiamo se si evolverà in qualcosa di innocuo o pericoloso", ha detto. "I nostri campioni sono troppo limitati. Ma le autorità dovrebbero definitivamente essere allarmati e prepararsi per lo scenario peggiore. "
E 'impossibile per il pubblico di sapere come questo virus è mutato. I funzionari di governo in Cina non stanno condividendo i dettagli specifici, e come notato, ci sono ritardi significativi tra il tempo di un paziente entra in ospedale e quando il virus si conferma come H7N9.
Inoltre, se questo virus è diventato trasmissibile attraverso umana al contatto umano è probabile che i funzionari del governo, nel tentativo di evitare il panico, aspetteranno più a lungo possibile prima di diffondere informazioni al pubblico.
Non c'è molto che possiamo fare se non sappiamo che sta arrivando. Le prove finora indica che il virus continua a diffondersi. In realtà non sappiamo se si è passati da uomo a uomo, e noi non possiamo sapere fino a quando è troppo tardi.
Lo studio cinese citata suggerisce che le autorità di iniziare i preparativi per uno scenario peggiore.
Si suggerisce individui fanno le stesse e  prendere le misure ora per prepararsi ad una pandemia .
Rimani aggiornato con le informazioni non appena disponibili. Se è confermato che l'uomo può passare questo tra di loro, quindi evitare di aree densamente popolate, in particolare nelle scuole, eventi sportivi o qualsiasi raduni pubblici. Un tasso di uccidere il 20% non è qualcosa da giocare con, in modo da evitare il contatto umano esterno dovrebbe andare questa critica è la chiave per la sopravvivenza.
Con la facilità di viaggio in tutto il mondo, non ci vorrà molto a tutti per questo virus a comparire in tutte le principali città del pianeta.
La Morte Nera ha spazzato via quasi un terzo della popolazione europea a metà del 1300 (per inciso, questa piaga come riferito ha iniziato in Cina). L'influenza spagnola infettato mezzo miliardo di persone in tutto il mondo e uccise oltre 50 milioni di euro nei primi anni del 1900.
E 'solo una questione di tempo prima che la prossima pandemia di massa si fa strada in tutto il mondo, e tutti i nostri progressi tecnologici e strumenti moderni di giorno sarà impotente a fermarlo.

SIETE PREPARATI  E PRONTI AD AFFRONTARE  UNA SERIE DI PANDEMIE?
http://readynutrition.com/
di Tess Pennington

Andiamo al sodo, è molto difficile da preparare per epidemie e pandemie soprattutto per coloro che vivono in prossimità di altri.

Questi disastri reoccuring naturali tendono a verificarsi improvvisamente e senza preavviso. Secondo il Center for Disease Control (CDC) , gravi, mortali epidemie di malattie contagiose possono e accadono. CDC indaga nuove malattie contagiose in media un nuovo contagio all'anno. Queste nuove malattie contagiose possono emergere proprio qui, o solo un aereo-ride lontano da qui. Non solo nuove malattie che minacciano gli Stati Uniti. Alcune malattie a lungo pensato controllate negli Stati Uniti, come la tubercolosi, possono riemergere ed essere più letale che mai.
Guardando indietro alla peste nera, quelli che vivono in aree ad alta popolate sono stati colpiti più duramente da questa pandemia. La Morte Nera si stima abbia ucciso 30-60 per cento della popolazione europea. Data la nostra vasta gamma di sistemi di trasporto, la società moderna fa sì che la malattia infettiva a diffondersi molto più rapidamente rispetto a qualsiasi altro momento della storia registrata, e perché le pandemie sono in rapido movimento, le vaccinazioni sarebbe inutile. Inoltre, per quanto riguarda il sistema di trasporto del mondo, il tasso di morbilità in una futura pandemia potrebbe causare milioni in cerca di cure mediche al tempo stesso così travolgenti ospedali e reparti di emergenza.
Molti ritengono che l'abuso di antibiotici  in passato ha portato a pericoli di bug super, come la diffusione di MRSA - o Staphylococcus aureus meticillino-resistente. Infatti, quasi tutte le infezioni batteriche significativi nel mondo stanno diventando resistenti agli antibiotici comunemente usati. Se gli antibiotici sono usati troppo spesso per cose che non possono trattare come le infezioni virali, diventano meno efficaci contro i batteri che stanno destinato a trattare. Inoltre, non prendere antibiotici esattamente come prescritto anche porta a problemi. Per esempio, se non si prendono l'intero corso di antibiotici prescritti, lo fa il tuo corpo più male che bene, perché l'antibiotico può eliminare alcuni ma non tutti i batteri. I batteri che sopravvivono diventano più resistenti e possono essere diffuse ad altre persone. Quando i batteri diventano resistenti ai trattamenti di prima linea, il rischio di complicanze e di morte è aumentato.
Prima di entrare nella carne e le patate di preparazione alla pandemia, diamo un'occhiata ai cambiamenti che probabilmente si verificano nella vostra comunità, se questo si verifichi un'emergenza:
  • Sfide o chiuse svalutazioni di affari commercio
  • Ripartizione delle nostre infrastrutture di base: comunicazioni, trasporti di massa, catene di fornitura
  • Interruzioni di servizio per il personale
  • Carenza di personale negli ospedali e delle cliniche
  • Interruzioni in strutture pubbliche - Scuole, luoghi di lavoro possono chiudere, e incontri pubblici, come eventi o servizi di culto sportivi possono chiudere temporaneamente.
Quando si verifica un focolaio, molti rimarranno in uno stato di negazione su eventuali epidemie in avvicinamento. In poche parole, la maggior parte delle persone credono di essere invincibili alle situazioni negative e non mi piace l'idea di cambiamento di qualsiasi tipo. Rimarranno in questo stato fino a quando si rendono conto che non sono in grado di negare a se stessi più. Essere preparati prima che la massa venire fuori del loro stato di intontimento farà in modo che si sta meglio preparati prima che le orde correre al negozio per fare scorta.

Preparazione Comunità svolgerà un ruolo importante

Prevenire la trasmissione di una malattia è nelle mani di non solo l'individuo, ma la comunità. Una corretta pianificazione e la prevenzione gioca un ruolo molto importante nella preparazione per una pandemia. C'è molto da dire per misure preventive.
Nel complesso, le comunità dovrebbero adottare le misure necessarie per essere preparati per le sfide potenziali prima che esista una minaccia. Capire che le aree in cui vi sono grandi aree congregazione cioè, centri commerciali, scuole, aeroporti, negozi di alimentari rappresentano anche un pericolo per la diffusione della epidemia in modo più rapido. Guasti nelle comunicazioni, catene di fornitura, problemi di servizio per il personale, e la carenza di personale di assistenza sanitaria dovrebbero essere anticipati durante la preparazione per una pandemia. Per assistere le comunità di pianificazione per una pandemia, il governo federale ha sviluppato un indice di gravità pandemia. Questo indice assiste il governo nel misurare la gravità dell'epidemia in base alla quantità di incidenti mortali. Se il governo ritiene opportuno, possono attivare misure di mitigazione pandemici. Alcune di queste misure sono i seguenti:
  1. L'isolamento e il trattamento (a seconda dei casi), con l'influenza di farmaci antivirali di tutte le persone con influenza pandemica confermato o probabile. Isolamento può verificarsi a domicilio o operatori sanitari, a seconda della gravità della malattia dell'individuo e / o la capacità attuale dell'infrastruttura sanitaria.
  2. Quarantena domiciliare volontaria dei membri di famiglie con casi di influenza confermato o probabile (s) e la considerazione di combinare questo intervento con l'uso profilattico di farmaci antivirali, che fornisce una quantità sufficiente di farmaci efficaci esistono e che un mezzo fattibile di distribuirli è a posto.
  3. Licenziamento di studenti provenienti da scuole (comprese le scuole pubbliche e private, nonché scuole e università) e le attività basate sulla scuola e la chiusura dei programmi di assistenza all'infanzia, insieme con la protezione dei bambini e degli adolescenti attraverso distanziamento sociale nella comunità per realizzare riduzioni di out-of-scuola contatti sociali e comunità mescolando.
  4. Uso di misure di distanziamento sociale per ridurre il contatto tra gli adulti nella comunità e sul posto di lavoro, tra cui, ad esempio, la cancellazione dei grandi raduni pubblici e l'alterazione di ambienti di lavoro e gli orari per ridurre la densità sociale e di preservare un ambiente di lavoro sano, per quanto possibile, senza interrompere essenziale servizi. Abilita istituzione di politiche di congedo di lavoro che si allineano incentivi e favorire l'aderenza con gli interventi non farmaceutici (ONLUS) di cui sopra.
Fonte
La mia più grande preoccupazione è che con pandemie forniture sarebbero state rapidamente esaurite lasciando molti impreparati a gestire il calvario. Questounpreparedenss saranno solo alimentare una situazione più caotica. Queste preoccupazioni non sono nuove per la maggior parte dei governi e sono state prese misure per garantire comunità sono preparati e sono in grado di contenere la maggior parte delle epidemie. Per visualizzare i protocolli del governo degli Stati Uniti per la preparazione alla pandemia, clicca qui .
Una precauzione che il governo può prendere in considerazione è una strategia di distanziamento sociale o casa volontario / involontario quarantena. In questo caso, la responsabilità ricade sulle nostre spalle per assicurare che siamo in grado soddisfare le nostre esigenze. Tuttavia, questo non è niente di nuovo per un prepper. Noi crediamo di dover essere autosufficiente, e se avete seguito le52 settimane di preparazione serie , si dovrebbe anche essere sulla strada giusta per gestire un tale disastro.

Prevenzione Individuale inizia in casa

Così come fa la persona media prepararsi adeguatamente per questo tipo di emergenza? Simile ad altre emergenze, abbiamo semplicemente prepariamo il più che possiamo, perché tutte le misure adottate nei confronti della preparazione sono meglio di niente.
In caso di pandemia, a causa della carenza attesi operatori sanitari e diffusa applicazione di tecniche di distanziamento sociale, si prevede che la grande maggioranza degli individui infettati con la malattia pandemica sarà curato in casa da parte di familiari, amici, e gli altri membri della comunità - non da qualificati professionisti sanitari. Tenete a mente che le persone che sono più inclini a malattie amministrazioni comprende persone di 65 anni e più vecchi, i bambini più giovane di cinque anni, le donne incinte e le persone di qualsiasi età con alcune condizioni mediche croniche.
Che cosa si può fare per essere pronto per una pandemia?
  • Conservare una due settimane di approvvigionamento di acqua e cibo.Durante una pandemia, se non è possibile arrivare a un negozio, o se i negozi sono fuori delle forniture, sarà importante per voi di avere forniture extra a portata di mano.
  • Avere una scorta di mascherine da indossare attorno a quelli che possono essere malati o esposti alla malattia.
  • Controllare periodicamente i farmaci da prescrizione regolari per garantire una fornitura continua nella vostra casa.
    Avere tutte le droghe senza ricetta medica e altre forniture per la salute a portata di mano, tra cui antidolorifici, rimedi di stomaco, tosse e medicine fredde, fluidi con elettroliti e vitamine.
  • Parla con i membri della famiglia e persone care a come sarebbero curati se si ammalavano, o ciò che sarà necessario per prendersi cura di loro a casa tua.
  • Preparare una  camera malato  per la casa per limitare l'esposizione del familiare al virus.
Per diminuire le possibilità di diffusione del virus e infettare altri membri della famiglia così come i membri della vostra comunità, è importante che si faccia ogni sforzo per limitare l'esposizione alla malattia. Alcune considerazioni su come prevenire l'esposizione a una pandemia sono:
  1. Evitare il contatto con coloro che sono malati.
  2. Stare dentro ed evitare il contatto con gli altri.
  3. Evitare di toccare la bocca, il naso e gli occhi durante qualsiasi pandemia.
  4. Coprire la bocca e il naso con un fazzoletto o nella manica quando si tossisce o starnutisce. Si può impedire quelli intorno a voi da ammalarsi.
  5. Tenere le mani pulite. Lavarsi le mani spesso contribuirà a proteggere dai germi. Se acqua e sapone non sono disponibili, utilizzare uno sfregamento a mano a base di alcol o fare il vostro proprio disinfettante naturale .
    Evitare di toccarsi gli occhi, il naso o la bocca.
  6. Se sei malato, stare in casa o mantenere la distanza dagli altri.
  7. Mantenere il proprio sistema immunitario da ottenere un sacco di sonno, avere una buona dieta e l'assunzione di antiossidanti nel proteggere la vostra salute.
Pandemie sono in rapido movimento e vaccini possono non essere in grado di fermarlo. Questo diseaster naturale che si verificano non è quello che si dovrebbe prendere probabile. Diversi temi principali emergono dalla discussione di preparazione alla pandemia. Non solo i nostri corpi sotto attacco, ma il nostro stile di vita è così. Comunità e la preparazione individuale sono fondamentali per quanto riguarda la prevenzione.



sabato 25 maggio 2013


DON'T FORGET THE CIA ALSO CENSORED AN ESTIMATED 300 MILLION FOREIGNERS WHICH IS AN INTERNATIONAL CRIME OF WAR
DON'T FORGET THE CIA ALSO CENSORED AN ESTIMATED 300 MILLION FOREIGNERS WHICH IS AN INTERNATIONAL CRIME OF WAR


SACCOMANNI RICONVERTE LA SCUOLA ALL'ASSISTENZIALISMO PER BANCHIERI
Di comidad 
MUOS
La morte di Giulio Andreotti avrebbe potuto essere un'occasione per ridimensionare e demitizzare non solo l'immagine di "Belzebù" del personaggio, ma anche il complesso della sua storia di uomo di governo, e ciò proprio alla luce degli avvenimenti successivi al suo tramonto politico. La vicenda della cosiddetta "trattativa Stato-mafia", protrattasi per tutti gli anni '90, ha dimostrato infatti che la dibattuta questione del rapporto delle istituzioni col crimine organizzato non riguardava le scelte di questo o di quell'uomo politico, e neppure di questo o quel partito, bensì il contesto internazionale. In questi giorni la lotta al super-impianto radar che gli USA stanno installando in Sicilia, ha dimostrato ancora una volta che la mafia ha ben altri protettori che i nostri uomini politici, visto che nella costruzione dell'impianto MUOS sono utilizzate imprese edilizie che hanno una ben nota copertura mafiosa. 


Al contrario, alle scontate operazioni nostalgia di alcuni, hanno fatto riscontro, da parte di commentatori di "opposizione", operazioni ancora più improbabili, le quali, per giungere alla condanna politica e morale di Andreotti, hanno finito per coinvolgere nella condanna l'intera Storia italiana. Si tratta di un approccio pseudo-storiografico che ha riguardato a suo tempo anche una parte dell'antifascismo, che finì per santificare il fascismo stesso, considerandolo lo sbocco inevitabile delle contraddizioni del Risorgimento italiano. Antonio Padellaro - che è un commentatore che a volte esprime persino dei momenti di lucidità -, stavolta è arrivato al punto di contrapporre al cinismo guicciardiniano di Andreotti il presunto "idealismo" della Thatcher, cioè una fiaba propagandistica bella e buona, costruita su misura per conferire un alone di credibilità ad una sfacciata lobbista delle multinazionali legate al business dell'importazione del carbone dall'estero. Con la chiusura delle miniere britanniche, imposta dalla Thatcher, il Regno Unito è infatti diventato il Paese maggior importatore di carbone del mondo, con circa cinquanta milioni di tonnellate all'anno. 











In realtà nessuna nazione è una monade, tanto più se si tratta di una piccola-media potenza, e non è serio trattare le sue vicende come se avessero soltanto un'origine interna. Gli Stati sono sempre inseriti in una gerarchia coloniale, e i loro governi si barcamenano in questo contesto. Il problema è che la fine dell'Unione Sovietica, e del suo contrappeso politico-militare, comportò un azzeramento dei margini di manovra dell'Italia in politica estera, perciò anche la troppo mitizzata scaltrezza di Andreotti, di fronte a questi nuovi scenari, si rivelò del tutto insufficiente. La fine degli equilibri di potenza ha comportato la fine della politica.

In questo senso, anche chi rimpiange il presunto professionismo politico degli Andreotti o dei Craxi, dovrebbe domandarsi come mai proprio quel ceto di governo consegnò l'Italia alla morsa del Trattato di Maastricht, cioè allo strapotere delle lobby delle privatizzazioni e della finanziarizzazione. Se oggi ci ritroviamo al ministero dell'Economia un lobbista come Fabrizio Saccomanni lo dobbiamo anche al servilismo di quel ceto politico.

Qualche giorno fa sono stati pubblicati i dati di una ricerca, da cui risulterebbe che l'Italia ha il maggior numero di "unbanked", cioè di cittadini ancora privi di un conto corrente e di una carta di credito. Quindici milioni di unbanked italiani da inserire a forza nel sistema dello sfruttamento finanziario, costituiscono un bel business. L'aspetto più interessante della ricerca è che fra gli unbanked vengono considerati anche i minorenni tra i quindici ed i diciotto anni, cioè dei ragazzi, che vanno precocemente addestrati a versare l'elemosina ai banchieri.
Forse è per questo che l'attuale ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, è da parecchi anni un fervido sostenitore dell'educazione finanziaria nelle scuole superiori; un progetto da lui caldeggiato in varie iniziative ed interviste, promuovendo accordi di collaborazione tra il Ministero dell'Istruzione e la Banca d'Italia. C'è di che sospettare che la ministra Maria Chiara Carrozza stia lì solo come diversivo, come distrazione, e che alla Scuola in realtà provveda Saccomanni. 

Nel giugno del 2011, Saccomanni infatti scrisse di persona un articolo per il "Sole-24 ore", nel quale ribadiva questa importanza del portare l'annuncio della buona novella finanziaria agli unbanked; ed ovviamente, già allora, gli studenti della Scuola superiore erano al centro dei suoi pensieri e dei suoi desideri.
L'assistenzialismo per banchieri è il denominatore comune di tutte le iniziative di governo e di tutte le "riforme strutturali", e per accorgersene basta appena scostare il velo della retorica ufficiale. Il lobbismo finanziario è infatti diventato sempre più aggressivo, invadente ed evidente, e l'arrivo al governo del banchiere Saccomanni ne costituisce un'ulteriore dimostrazione. 

FABRIZIO SACCOMANNI
Saccomanni proviene dalla Banca d'Italia, ma la sua formazione è dovuta al Fondo Monetario Internazionale, che, insieme con la Banca Mondiale, ha l'inclusione finanziaria dei poveri unbanked come obiettivo prioritario da imporre ai governi.
L'inclusione finanziaria è strettamente connessa all'abolizione del contante ed all'adozione dei mezzi di pagamento elettronici. A livello mondiale il più illustre nemico del contante non è Milena Gabanelli, ma il miliardario Bill Gates. Non si diventa miliardari a caso: il trucco consiste nel trattare la povertà non come un problema, ma come un business. Bill Gates infatti promuove la diffusione dei mezzi di pagamento elettronici persino fra i poveri del continente africano, dove ha in corso un esperimento-pilota localizzato in Kenia. 

In questo tipo di scelte di "inclusione finanziaria" c'è da riscontrare una continuità che va oltre il succedersi dei ministri, e che configura un contesto di obblighi coloniali. Nell'aprile del 2010 la ministra Gelmini andava a Piazza Affari per garantire agli operatori della finanza che la Scuola era a loro disposizione per l'allevamento di futuri clienti.

Ma il primo protocollo d'intesa tra Banca d'Italia e Ministero dell'Istruzione per il progetto di educazione finanziaria nelle scuole fu siglato nel 2007, dal ministro Fioroni durante il governo Prodi. Insomma, se Saccomanni è il messia dell'educazione finanziaria nella Scuola, ha pur avuto parecchi Giovanni Battista ad annunciarne la venuta.

Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!